mercoledì 1 luglio 2026

Il mare senza stelle di Erin Morgenstern

Erin Morgenstern è nata l’8 luglio 1978 a Marshfield nel Massachusetts, dove ha trascorso l’infanzia. Ha studiato teatro e arte allo Smith College di Northampton laureandosi nel 2000.

Ha iniziato a scrivere saltuariamente da ragazzina, ma solo anni dopo la laurea ha deciso di scrivere un romanzo. Non ha studiato scrittura o fatto corsi specifici, afferma di non scrivere regolarmente tutti i giorni, di amare gli avverbi e di fare brutte cose con le virgole.

Oltre a scrivere si dedica anche alla pittura, in particolare con colori acrilici. Attualmente vive nei boschi del Massachusetts con il suo secondo marito, sposato nel 2014, e i suoi gatti.

Il romanzo d'esordio di Morgenstern, Il circo della notte, è stato pubblicato nel settembre 2011, dopo essere stato rifiutato da trenta agenti letterari. Ha ottenuto un enorme successo, la Summit Entertainment ha stipulato un contratto per i diritti cinematografici ed è stato realizzato un audiolibro, mentre l'editore britannico dell'opera ha dato incarico di creare un gioco interattivo per accompagnare il libro. Il 5 novembre 2019 è stato pubblicato il suo secondo libro, Il mare senza stelle.

Trama

Zachary Ezra Rawlins è uno studente del Vermont che un giorno trova un libro misterioso nascosto fra gli scaffali della biblioteca universitaria. Mentre lo sfoglia, affascinato da racconti di prigionieri disperati, collezionisti di chiavi e adepti senza nome, legge qualcosa di strano: fra quelle pagine è custodito un episodio della sua infanzia. È soltanto il primo di una lunga catena di enigmi. Una serie di indizi disseminati lungo il suo cammino – un’ape, una chiave, una spada – lo conduce a una festa in maschera a New York, poi in un club segreto e infine in un’antica libreria sotterranea. Là sotto trova ben più di un nascondiglio per i libri: ci sono città disperse e mari sterminati, amanti che fanno scivolare messaggi sotto le porte e attraverso il tempo, storie bisbigliate da ombre. C’è chi ha sacrificato tutto per proteggere questo regno ormai dimenticato, trattenendo sguardi e parole per preservare questo prezioso archivio, e chi invece mira alla sua distruzione. Insieme a Mirabel, un’impetuosa pittrice dai capelli rosa, e Dorian, un ragazzo attraente e raffinato, Zachary compie un viaggio in questo mondo magico, attraverso miti, favole e leggende, alla ricerca della verità sul misterioso libro. Ma scoprirà molto di più.

Liberamente tratto dal web


mercoledì 1 aprile 2026

L'ottava vita di Nino Haratischwili

Nino Haratischwili è nata a Tbilisi nel 1983 e attualmente vive in modo molto riservato ad Amburgo con la sua famiglia. Ha iniziato a imparare il tedesco da giovane, durante la scuola. In quegli anni frequentava un gruppo teatrale dove molti insegnanti erano di madrelingua tedesca e fu incoraggiata a scrivere una opera teatrale in tedesco. Per sfuggire al caos che seguì il crollo dell’Unione Sovietica, all’inizio degli anni ‘90 si è trasferita per due anni con sua madre in Germania, dove ha frequentato le classi settima e ottava. Tornata in Georgia con la sua famiglia ha studiato regia alla State School for Film and Theatre di Tbilisi, dove dal 1998 al 2003 ha diretto la compagnia bilingue georgiano-tedesco Fliedertheater. Dal 2003 al 2007 ha studiato all'Accademia teatrale di Amburgo. Ha diretto numerose rappresentazioni teatrali e nel 2010 ha esordito nella narrativa con il romanzo Juja.  Nel 2011 ha pubblicato Il mio dolce gemello e nel 2014 (2020 in Italia) L'ottava vita (per Brilka), che ha vinto numerosi premi. Nel nel 2018 (2024 in Italia) ha pubblicato La gatta e il generale, nel 2022 La luce che manca e alla fine del 2025 Cuori di leone. Scrive in tedesco, lingua nella quale afferma di sentirsi a casa.

Trama

Alla fine del secolo scorso in Georgia, come nelle altre repubbliche sovietiche, si levano voci che invocano l’indipendenza. In un periodo di grandi disordini, che per il piccolo stato culmina nel caos assoluto, quattro ragazze crescono in uno dei tanti cortili del quartiere più vivace di Tbilisi. Le loro famiglie appartengono a ceti diversi, ma niente sembra scalfire la loro amicizia: né il primo amore tenuto segreto, né gli scontri sanguinosi per le strade o la guerra al confine, né la corruzione e la violenza che divorano il paese, e neppure il razionamento del cibo o la continua mancanza di corrente. Qeto, Dina, Nene e Ira sono sulla soglia della vita, all’inizio di un legame che da loro pretenderà tantissimo. Sono e resteranno inseparabili, fino a quando un tradimento non le avvolgerà in un’ombra cupa. Vent’anni dopo, ormai adulte, in tre si ritrovano a Bruxelles in occasione della retrospettiva fotografica di una di loro. Immagine dopo immagine, in quel mondo in bianco e nero le tre sopravvissute ripercorrono un tempo che non c’è più, una storia privata che è anche la storia della rivoluzione seguita al crollo dell’Unione Sovietica.

Liberamente tratto dal web


martedì 27 gennaio 2026

Um di Helen Phillips

Helen Phillips è nata in Colorado nel 1981. All’età di 11 anni ha perso tutti i capelli per una forma di alopecia. Si è laureata nel 2004 all’Università di Yale e ha ottenuto un Master in Arte al Brooklyn College nel 2007. Vive a Brooklyn con suo marito, l’artista Adam Douglas Thompson e i loro figli.  Insegna scrittura creativa al Brooklyn College.

Ha debuttato come scrittrice nel 2011 con la raccolta di racconti And Yet They Were Happy e nel 2013 ha pubblicato un romanzo di avventure per bambini Here Where the Sunbeams Are Green. Nel 2015 ha pubblicato il suo primo romanzo per adulti The Beautiful Bureaucrat, seguito nel 2019 da The Need e dl romanzo Hum nel 2024


Trama

Un ago si accosta placido, inesorabile, al viso di May. La donna ha accettato di sottoporsi a una procedura sperimentale per alterare le sue fattezze; dopo aver perso il lavoro, quei soldi torneranno utili. A lei, al marito Jem, costretto a barcamenarsi tra mille impieghi, ai figli Lu e Sy. A eseguire l’operazione è un um, uno degli innumerevoli robot intelligenti che, in una società sconvolta dal cambiamento climatico e sempre più informatizzata, stanno soppiantando gli umani. È stato facile cedere a quell’opportunità di guadagno, così come è facile cedere all’incessante pubblicità e al desiderio nostalgico delle foreste della sua infanzia: May acquista per tutta la famiglia una vacanza di tre giorni al Giardino botanico, un costoso rifugio verde nel cuore della città, dove auspica per tutti un po’ di disconnessione per riconnettersi, invece, a una natura che appare sempre più estranea. E riavvicinarsi gli uni agli altri. La sua insistenza affinché tutti si separino dai loro dispositivi digitali avrà però conseguenze impreviste, e il Giardino non si rivelerà il balsamo che May sognava. Messa di fronte al pericolo, dovrà combattere per i suoi cari.

liberamente tratto dal web 

venerdì 26 dicembre 2025

L’ora di greco di Han Kan

 

Han Kang è nata a Gwangju in Corea del Sud il 27 novembre 1970. Suo padre Han Seung-won e i suoi due fratelli sono scrittori. All’età di nove anni si è trasferita con la famiglia a Seoul, quando il padre ha lasciato l’insegnamento per diventare scrittore a tempo pieno. In quello stesso periodo le manifestazioni contro la dittatura di Chun Doo-hwan del movimento pro democrazia Gwangju Uprising furono represse dai militari, che massacrarono studenti e civili. Han Kang seppe del massacro a dodici anni, quando trovò in casa le foto fatte da un giornalista tedesco. Questa scoperta ha profondamente influenzato la sua visione dell’umanità e le sue opere letterarie.

La vita in famiglia non era tranquilla a causa dei problemi economici del padre, ma la scrittrice ha detto che essere circondata da libri le dava conforto. Nel 1988 si è diplomata al liceo femminile Poongmoon e nel 1993 si è laureata alla Yonsei University in lingua e letteratura coreana. Lo stesso anno pubblica una serie di cinque poesie nella rivista coreana Letteratura e società. L'anno successivo esce il suo primo romanzo, Cervo nero. Nel 2007 Han ha pubblicato il libro A Song to Sing Calmly accompagnato da un album musicale con canzoni cantate da lei stessa e ha iniziato a insegnare scrittura creativa al Seoul Institute of the Arts, dove ha lavorato fino al 2018.

Nel 2016 esce, ispirato dalle poesie del coreano Yi Sang, La vegetariana, primo libro in lingua coreana a vincere l’International Booker Prize e nel 2017 vince il Premio Malaparte per il libro Atti umani. Il terzo romanzo è Il libro bianco del 2019, dedicato alla sorella morta poche ore dopo la nascita. Nel 2019 ha consegnato un suo manoscritto inedito intitolato Dear Son, My Beloved alla Biblioteca del futuro, che lo pubblicherà nel 2114. Nel 2021 ha pubblicato il romanzo We Do Not Part e nel 2023 L’ora di greco.

Il 10 ottobre 2024 è stata insignita del Premio Nobel per la letteratura, con la seguente motivazione: "per la sua intensa prosa poetica che affronta i traumi storici ed espone la fragilità della vita umana", divenendo la prima rappresentante del suo Paese a vincere un Nobel in questa categoria.

Trama

In una Seoul rovente e febbrile, una donna vestita di nero cerca di recuperare la parola che ha perso in seguito a una serie di traumi. Le era già successo una prima volta, da adolescente, e allora era stato l’insolito suono di una parola francese a scardinare il silenzio. Ora, di fronte al riaffiorare di quel mutismo, si aggrappa alla radicale estraneità del greco di Platone nella speranza di riappropriarsi della sua voce. Nell’aula semideserta di un’accademia privata, il suo silenzio incontra lo sguardo velato dell’insegnante di greco, che sta perdendo la vista e che, emigrato in Germania da ragazzo e tornato a Seoul da qualche anno, sembra occupare uno spazio liminale fra le due lingue. Tra di loro nasce un’intimità intessuta di penombra e di perdita, grazie alla quale la donna riuscirà forse a ritornare in contatto con il mondo.

Liberamente tratto dal web

domenica 16 novembre 2025

Via delle Botteghe Oscure di Jean Patrick Modiano

Jean Patrick Modiano nasce a Boulogne-Billancourt, vicino a Parigi, il 30 luglio del 1945, figlio di Albert Modiano, francese di origini ebraico-italiane, e di Louisa Colpijn, un'attrice belga. Il padre, arrestato durante l’occupazione tedesca, per evitare la deportazione collaborò con il servizio segreto delle SS acquistando rifornimenti al mercato nero e accumulando così una discreta fortuna. Poco dopo la nascita Patrick fu affidato ai nonni materni, che lo fecero battezzare e frequentare una scuola cattolica. Modiano trascorre l’infanzia insieme al fratello Rudy in parte con la madre (impegnata soprattutto a viaggiare) e in parte con amici di famiglia dediti a attività criminali. La morte di Rudy per leucemia all'età di dieci anni segna la fine dell'infanzia, periodo a cui dedicherà alcuni scritti. Dal 1956 al 1962 studia in due collegi, il secondo più simile a una prigione.  Nel 1961 i genitori divorziano e il padre si risposa. Modiano, sostenuto da Raymond Queneau, amico della madre, riesce a ottenere il baccalaureato, ma abbandona poi gli studi l’anno seguente. Si mantiene rivendendo libri di edizioni pregiate rubate a privati ​​o biblioteche, aggiungendo talvolta, di suo pugno, la dedica di un grande autore per aumentarne il valore. Nel 1964 viene iscritto dalla matrigna e contro la sua volontà alle classi preparatorie del liceo. Dopo essere fuggito dalla madre, quando torna dal padre per chiedergli aiuto finanziario, questi lo denuncia alla polizia come un "teppista". Nell'autunno del 1965, si iscrive alla Sorbona alla Facoltà di Lettere. Non frequenta alcun corso ma frequenta i seguaci della psichedelia e del turismo hippie di Ibiza 

Nel 1967 scrive il suo primo romanzo La Place de l'Étoile. È poi documentarista per Carlo Ponti e paroliere per Françoise Hardy. Nel 1970 sposa Dominique Zehrfuss con cui ha avuto due figlie, Zina Modiano (1974), futura regista, e Marie Modiano (1978), cantante e scrittrice. Nel 1972 pubblica Les Boulevards de ceinture e nel 1973 scrive con il regista Louis Malle la sceneggiatura del film Lacombe Lucien, che sarà accolto con sfavore dalla critica. Negli anni successivi scrive sceneggiature per la televisione e romanzi. Nel 1978 il suo sesto romanzo Rue des Boutiques Obscures gli vale il Premio Goncourt. Nel 2014 l'Accademia svedese gli ha assegnato il Premio Nobel per la letteratura, «per l'arte della memoria con la quale ha evocato i destini umani più inesplicabili e scoperto il mondo della vita nel tempo dell'occupazione».

Trama

Il romanzo racconta le vicende vissute da un gruppo di ragazzi durante il periodo dell'Occupazione tedesca di Parigi e della Francia, il tutto a partire dalla ricerca (avvenuta a guerra ormai conclusa) da parte del protagonista, vittima di amnesia, di notizie inerenti al suo passato e alla sua vita in quel periodo. L'opera si apre in medias res e la vicenda si sviluppa attraverso numerosi flashback, spesso legati a ricordi confusi del protagonista che ha assunto il nome di Guy Roland.  Nel corso del racconto scopre il suo legame con Freddie Howard de Luz e sua moglie Gay Orlow e soprattutto scopre di essere stato molto legato a una donna: Denise Coudreuse. Ritrovando lei (seppur mai di persona), il protagonista riesce anche a conoscere il suo vero nome, o meglio a trovare due sue possibili identità: Pedro McEvoy o Jimmy Pedro Stern. Poco per volta riesce a ricordare il suo passato e cosa era accaduto quando aveva perso la memoria mentre cercava con i suoi amici di fuggire dall’occupazione nazista per riparare in Svizzera.  

Alla fine del romanzo troviamo il protagonista in Polinesia, sulle tracce di Freddie; non trovandolo, ma sicuro che l'amico sia ancora vivo, decide che andrà a Roma, in Via delle Botteghe Oscure 2, dove il presunto sé stesso Pedro McEvoy avrebbe vissuto per alcuni anni, nel tentativo di rimettere a posto gli ultimi tasselli del puzzle che era diventata la sua vita.

Liberamente tratto dal web

 

 

sabato 27 settembre 2025

La zia Julia e lo scribacchino di Mario Vargas Llosa

 

Jorge Mario Pedro Vargas Llosa (1936 – 2025) nacque ad Arequipa (Perù) figlio unico di Ernesto Vargas Maldonado e di Dora Llosa Ureta, che si separarono qualche mese dopo la sua nascita. Vargas Llosa visse con la famiglia materna inizialmente ad Arequipa e, in seguito alla nomina del nonno materno console onorario in Bolivia, a Cochabamba, dove trascorse i primi anni della sua infanzia. Quando il nonno ottenne un nuovo incarico, rientrarono in Perù e Vargas Llosa frequentò a Piura la scuola elementare. Nel 1946, Vargas Llosa si recò a Lima dove incontrò per la prima volta il padre (gli avevano detto che era morto per non spiegargli i motivi del divorzio). I genitori si rimisero insieme e trasferirono la famiglia a Magdalena del Mar, sobborgo della capitale peruviana. Il rapporto problematico con il padre marcherà per sempre la sua vita. A Lima studiò nel Colegio La Salle e poi al Colegio Militar Leoncio Prado. Un anno prima di ottenere il diploma, Vargas Llosa incominciò a collaborare come giornalista ad alcuni quotidiani locali. Si ritirò dall'accademia militare e terminò i suoi studi a Piura, dove lavorò per il giornale locale e diresse la rappresentazione teatrale della sua prima opera drammatica, La huida del Inca. Nel 1953 tornò a Lima all'Universidad Nacional Mayor de San Marcos dove studiò Diritto e Letteratura. All’università si interessò di politica, avvicinandosi al movimento chiamato Cahuide, sotto il quale si celava il Partito Comunista perseguitato dal governo, al quale Vargas Llosa si opponeva. Fu anche apertamente sostenitore della rivoluzione cubana di Fidel Castro. Poco tempo dopo però il giovane Vargas Llosa si distanzierà da quel gruppo e si iscriverà alla Democracia Cristiana. Nel 1955 sposò Julia Urquidi, di dieci anni più anziana di lui.

Vargas Llosa incominciò seriamente la sua carriera letteraria nel 1957 con la pubblicazione dei suoi primi racconti, Los jefes e El abuelo, mentre collaborava con due giornali. Dopo la laurea nel 1958 ricevette una borsa di studio per la Universidad Complutense de Madrid in Spagna. Nel 1960 andò poi in Francia, a Parigi, dove aveva fatto richiesta per un'altra borsa di studio, che fu però respinta. Nonostante le difficoltà finanziarie, Mario e Julia decisero di rimanere a Parigi dove Vargas Llosa cominciò a scrivere in maniera regolare. Nel 1963 pubblicò il romanzo La città e i cani, redatto con una particolare tecnica narrativa in cui narrazione e sovrapposizioni di tempi e piani si alternano in uno stile quasi cinematografico. Nel 1964 divorziò da Julia e un anno dopo sposò una cugina, Patricia Llosa, dalla quale ebbe tre figli. Il secondo romanzo, La Casa Verde, uscì nel 1966 e ebbe grande successo. Nel 1969 è pubblicato Conversación en la Catedral a cui seguono due romanzi più leggeri Pantaleón e le visitatrici e La zia Julia e lo scribacchino. Più impegnati su temi politici e sociali sono i romanzi pubblicati negli anni Ottanta e Novanta. Negli anni Ottanta Vargas Llosa si attestò definitivamente su posizioni politiche neoliberiste, rinnegando completamente le idee che lo avevano animato negli anni giovanili. Nel 1990 si candidò alla presidenza della repubblica peruviana contro Alberto Fujimori, che però vinse con il sostegno della sinistra. A causa dell'instabilità politica peruviana Vargas Llosa lasciò il Perù e si trasferì in Spagna, paese di cui ottenne la cittadinanza nel 1993. Nel 2010 vinse il Premio Nobel per la letteratura per «la propria cartografia delle strutture del potere e per la sua immagine della resistenza, della rivolta e della sconfitta dell'individuo». Nel 2015, dopo cinquant'anni di matrimonio, ha lasciò la moglie per legarsi a Isabel Preysler. Vargas Losa è morto nell’aprile 2025 nel suo appartamento di Lima, dove era tornato a vivere nel 2022 dopo essersi riavvicinato alla moglie Patricia.

Trama

Il protagonista del romanzo è Mario, un ragazzo diciottenne studente in legge e direttore del Servizio Informazioni di Radio Panamericana, a Lima. Il suo lavoro alla radio, insieme a Gran Pablito e Pascual, consiste nello scrivere e annunciare bollettini sulle notizie interessanti del giorno. Nello stesso periodo a Radio Central, appartenente agli stessi proprietari di Radio Panamericana, arriva il boliviano Pedro Camacho, popolarissimo autore di romanzi radiofonici. Quasi negli stessi giorni giunge in città dalla Bolivia a cercarsi un altro marito dopo il fallimento del suo primo matrimonio la zia Julia, sorella della moglie dello zio di Mario. Tra Mario e Julia nasce una storia d'amore che non viene confessata alla famiglia per paura dello scandalo. Quando i genitori di Mario, che vivono negli Stati Uniti, li scoprono rientrano subito a Lima. Nel frattempo, però, i due si sposano, tra mille difficoltà, essendo lui minorenne e non avendo il permesso dei genitori. Accanto al racconto di Mario e Julia si svolgono, a capitoli alterni, i romanzi radiofonici di Pedro Camacho, che in poco tempo conquistano le folle. Oberato di lavoro, l'autore confonde i personaggi dei suoi romanzi e li sposta dall'uno all'altro, cambia loro nome, li uccide e li resuscita, causando confusione nei suoi ascoltatori. Viene perciò internato in manicomio. Il romanzo termina quando Mario è ormai cinquantenne. Ha divorziato dalla zia Julia, si è trasferito in Europa e affermato come scrittore. Torna a Lima per ritrovare il Gran Pablito proprietario di un ristorante, Pascual redattore di un giornale sull'orlo del fallimento e Pedro Camacho, uscito ormai dal manicomio, facchino per lo stesso quotidiano.

Liberamente tratto dal web

venerdì 18 luglio 2025

Apeirogon di Colum Mc Cann

 

Colum McCann è nato a Dublino, il 28 febbraio 1965. Suo padre Sean McCann era giornalista e scrittore. Seguendo le orme paterne, McCann ha iniziato a scrivere a undici anni come cronista delle partite di calcio della sua zona. Ha studiato giornalismo a Dublino e durante il college scriveva per alcuni giornali irlandesi. Nel 1986 è emigrato negli Stati Uniti, in Massachusetts, dove inizialmente ha vissuto guidando una golf cart su un campo da golf. In seguito per due anni ha girato gli Stati Uniti in bicicletta per accumulare esperienze utili per poter diventare uno scrittore. Nel 1988 si è trasferito in Texas, dove ha completato gli studi e scritto racconti per il giornale dell’università. Nel 1993 è andato in Giappone con sua moglie, sposata un anno prima, dove entrambi hanno insegnato inglese e dove ha completato una raccolta di novelle. Dopo un anno e mezzo sono tornati negli Stati Uniti, a New York, dove vive ancora oggi con la moglie e i tre figli. Il primo romanzo è del 1998 This Side of Brightness (I figli del buio) a cui sono seguiti diversi racconti. Nel 2001 ha pubblicato La sua danza, un romanzo sulla vita di Rudolf Nureyev, e nel 2006 Zoli. Storia di una zingara. Il successo internazionale è arrivato nel 2008 con il romanzo Lascia che il mondo giri, vincitore di numerosi premi. Tra il 2010 e il 2020 ha scirtto il romanzo Transatlantico, diversi racconti e uno spettacolo teatrale tratto dall’Ulisse di Joyce. Dopo un periodo trascorso in Medio Oriente nel 2020 esce il romanzo Apeirogon e nel 2024 American Mother. McCann è attivo in diverse istituzioni benefiche a New York e in Irlanda e ha fondato la nonprofit Narrative 4, che promuove la scrittura tra i giovani come “mezzo per migliorare le loro vite, le comunità e il mondo”.

Trama

Bassam Aramin è palestinese. Rami Elhanan è israeliano. Il conflitto colora ogni aspetto della loro vita quotidiana, dalle strade che sono autorizzati a percorrere, alle scuole che le loro figlie, Abir e Smadar, frequentano, ai check point. Sono costretti senza sosta a negoziare fisicamente ed emotivamente con la violenza circostante. Come l'Apeirogon del titolo, un poligono dal numero infinito di lati, infiniti sono gli aspetti, i livelli, gli elementi di scontro che vedono contrapposti due popoli e due esistenze su un'unica terra. Ma il mondo di Bassam e di Rami cambia drammaticamente e irrimediabilmente quando Abir, di anni dieci, è uccisa da un proiettile di gomma e la tredicenne Smadar rimane vittima di un attacco suicida. Quando Bassam e Rami vengono a conoscenza delle rispettive tragedie, si riconoscono, diventano amici per la pelle e decidono di tentare di usare il loro comune dolore come arma per la pace.

Liberamente tratto dal web


martedì 3 giugno 2025

Il treno dei bambini di Viola Ardone

Viola Ardone è nata a Napoli nel 1974. Ha trascorso i primissimi anni in Sardegna, per il lavoro dei genitori, entrambi insegnanti, ed è poi tornata nella città natale, dove ha frequentato il liceo classico Pansini e l'Università "Federico II", laureandosi in lettere nel 1996. Nei primi anni dopo la laurea ha lavorato  nell'editoria, curando molti manuali per la scuola e per esami e concorsi. È poi passata all'insegnamento di italiano e latino presso il Liceo Scientifico Statale "De Carlo" di Giugliano in Campania (NA) e ha tenuto anche un laboratorio di scrittura per i ragazzi dell'Istituto penale per minori dell'isola di Nisida.

Ha iniziato a scrivere fin da bambina, ma l'esordio come autrice è avvenuto nel 2012 con il romanzo La ricetta del cuore in subbuglio, seguito nel 2016 da Una rivoluzione sentimentale. Nel 2019 ha pubblicato il romanzo Il treno dei bambini e nel 2021 Oliva Denaro. È anche autrice del racconto in rima per ragazzi Cyrano dal naso strano (2017) e collabora con varie testate giornalistiche.

Trama

Protagonista del romanzo è Amerigo Speranza, un bambino di sette anni che nel dopoguerra vive a Napoli con la madre Antonietta, in stato di profonda miseria. Il padre ha abbandonato la famiglia per cercare fortuna in America e la madre, analfabeta, cresce Amerigo portandosi dentro il dolore per il figlio maggiore morto prima che Amerigo nascesse. Per concedere ad Amerigo la possibilità di avere sollievo dalla povertà, Antonietta aderisce all'iniziativa dei treni della felicità promossi dal Partito Comunista nel secondo dopoguerra, che ha portato oltre 70.000 bambini del Sud Italia ad essere accolti presso famiglie del Centro-Nord. Il treno su cui viaggia Amerigo, con gli amici Tommassino e Mariuccia, è diretto a Modena e lì il bambino viene ospitato da Derna, donna sola senza figli, che accoglie il bambino con affetto e calore. Derna e la famiglia di sua cugina fanno scoprire ad Amerigo una nuova vita, più agiata e ricca di possibilità e di amore di quella di Napoli. Quando alla fine del soggiorno al nord ritorna a Napoli pieno di entusiasmo e progetti per il futuro, si scontra con la realtà di una vita ancora più dura e povera. Confuso e combattuto tra il dispiacere per la madre lasciata sola e la passione per la musica, decide di scappare a Modena per realizzare i suoi sogni.

Liberamente tratto da web

venerdì 25 aprile 2025

L'uomo che voleva essere una minoranza di Diego Marani

Trama 

Rodolfo fa il barbiere da quando ha quattordici anni. Dei suoi amici, nessuno saprebbe dire che cosa davvero lo appassioni. Per la moglie è un uomo tranquillo, abitudinario, conformista. Non tifa una squadra, ma si accoda al coro di chi tifa più forte. Non ha un’opinione, ma si lascia influenzare dal giudizio altrui. Si sente parte di una maggioranza informe e rumorosa che lo protegge dall’obbligo di avere una volontà. Tutto questo un giorno non gli basta più. Decide di provare il brivido di smarcarsi da tutti e di entrare a far parte di una minoranza.
Inizia dalle minoranze linguistiche, sceglie l’esperanto e si mette a studiarlo. Ma nel piccolo paese di provincia in cui abita è inevitabilmente l’unico che lo parla. Avvilito, solo, decide allora di provare con le minoranze religiose. Ma, quando cerca di integrarsi nella prestigiosa comunità ebraica di Ferrara, subisce una cocente delusione. Prova anche la via dell’invalidità fisica, ma finisce un’altra volta contro un muro. Di delusione in delusione, Rodolfo non si arrende e continua la sua lotta per emergere dal mucchio. Fino all’inaspettato, sorprendente finale.

Liberamente tratto dal web

  

lunedì 24 marzo 2025

L' interprete di Diego Marani


Diego Marani è nato a Tresigallo nel 1959. Ha frequentato il Liceo Ginnasio Ariosto di Ferrara fino al 1978 e si è laureato in interpretazione e traduzione presso la Scuola superiore di lingue moderne per traduttori e interpreti di Trieste nel 1983. Oltre all'inglese e al francese, ha studiato professionalmente l’olandese e il finlandese. Ha quindi lavorato come interprete e traduttore freelance nonché come giornalista per varie testate locali.

Dal 1985 al 2006 ha lavorato presso il Consiglio dell'Unione europea come traduttore e revisore, successivamente è entrato a far parte della direzione generale Cultura della Commissione europea, e dal 2010 della direzione generale Interpretazione, occupandosi in particolare della politica del multilinguismo, del sostegno alla traduzione letteraria, dell'apprendimento permanente e dell'apprendimento precoce delle lingue. Nel 2014 è stato consigliere del Ministro della Cultura Dario Franceschini durante la Presidenza italiana del Consiglio dell'UE e dal 2015 lavora per il Servizio europeo per l'azione esterna, coordinando iniziative di diplomazia culturale.  Il 16 giugno 2020 è stato nominato presidente del Centro per il libro e la lettura e nel luglio dello stesso anno è stato nominato direttore "di chiara fama" dell'Istituto italiano di cultura di Parigi, carica che ha mantenuto fino al settembre 2023.

È l'inventore della lingua artificiale chiamata europanto, costituita da un insieme di tutte le lingue d'Europa. In questo idioma totalmente inventato ha tenuto una rubrica fissa su giornali svizzeri e belgi a partire dal 1990. L'Europanto è una provocazione contro l'integralismo linguistico di chi predica la purezza delle lingue e invita ad imparare le lingue sapendo vedere dietro ogni lingua l'umanità di chi la parla. In europanto ha pubblicato nel 1999 una raccolta di racconti (Las adventures des inspector Cabillot). Il primo romanzo in lingua italiana è Caprice des Dieux del 1994 al quale sono seguiti negli anni più di venti altri. I romanzi Nuova grammatica finlandese, e L'ultimo dei Vostiachi hanno ricevuto diversi premi.

Nel marzo 2024 a Trieste è andato in scena "Eine posto keine platz", il primo spettacolo recitato in europanto, scritto da Diego Marani ed Elke Burul e nello stesso anno ha vinto la 5ª edizione del premio letterario Friuli Venezia Giulia.

Collabora con il supplemento culturale del Sole 24 Ore, con il Piccolo di Trieste, La Nuova Ferrara, la rivista online Piazza Enciclopedia Magazine e con il sito web eunews.it.

Trama

Felix Bellamy, direttore dell'ufficio interpreti di un importante organismo internazionale, riceve una segnalazione su un suo dipendente che, durante le simultanee, emette strani versi. L'interprete rivela a Felix di essere sulle tracce della lingua perfetta, comune a tutti gli esseri viventi. Poi, misteriosamente, scompare. Anche Felix, d'un tratto, inizia ad avvertire disturbi linguistici e capisce che il solo a poterlo salvare è proprio l'interprete scomparso. Si mette allora sulle sue tracce, seguendo le indicazioni del dottor Barnung, responsabile della clinica in cui l'interprete era in cura. In un vortice di picaresche avventure attraverso tutta l'Europa, Felix si trova immerso in una trama di strani delitti.

Liberamente tratto dal web

mercoledì 5 febbraio 2025

La Strada di Cormac McCarthy

Cormac McCarthy (Providence, 20 luglio 1933 – Santa Fe, 13 giugno 2023)

Figlio di un avvocato di successo e terzo di sei figli, McCarthy nacque a Providence, nel Rhode Island, e si trasferì ancora piccolo con la famiglia nel Tennessee a Knoxville, dove frequentò una scuola cattolica. Nel 1951 iniziò a frequentare l'Università del Tennessee, ma due anni dopo si arruolò nell'esercito, dove rimase per quattro anni, due dei quali passati in Alaska, dove condusse anche un programma radiofonico. Nel 1957, tornato nel Tennessee, riprese l'università e scrisse due racconti, Wake for Susan e A Drowning Incident, pubblicati in un giornale di studenti, che gli valsero ciascuno il premio Ingram-Merril. Nel 1961 sposò Lee Holleman, da cui ebbe un figlio, Cullen. Lasciati gli studi senza laurea, si trasferì con la famiglia a Chicago, ma al ritorno in Tennessee l’anno dopo, il matrimonio finì. Il primo romanzo di McCarthy fu Il guardiano del frutteto nel 1965, nello stesso anno grazie a una borsa di studio si imbarcò su una nave diretto in Irlanda. Durante il viaggio si innamorò di Anne De Lisle, la cantante della nave, con la quale si sposò l'anno seguente, in Inghilterra. Grazie a una nuova borsa di studio fece anche un viaggio in Europa del sud. A Ibiza, dove concluse il secondo romanzo, Il buio fuori (Outer Dark). Nel 1969 tornò nel Tennessee, a Louisville, dove scrisse Figlio di Dio pubblicato poi nel 1973. Nel 1976 si separò anche da Anne De Lisle e si trasferì a El Paso, in Texas. Nel 1979 pubblicò Suttree e nel 19885 Meridiano di sangue. Dal 1992 al 1998 lavorò alla cosiddetta Trilogia della frontiera, composta dai romanzi Cavalli selvaggi, Oltre il confineCittà della pianura, una raccolta incentrata sulle avventure di due cowboy. Nel 2005 uscì il thriller Non è un paese per vecchi, da cui è tratto un film dei fratelli Coen, che fece conoscere McCarthy a un pubblico più ampio, soprattutto al di fuori degli Stati Uniti. Nel 2007 pubblicò La strada, vincitore del Premio Pulitzer per la narrativa, anche da questo romanzo è stato realizzato l'adattamento per il grande schermo.  McCarthy visse gli ultimi anni nel Nuovo Messico, a Tesuque, con la terza moglie Jennifer Winkley, sposata nel 1997, e il figlio John. Era molto attivo nella comunità locale di Santa Fe e soprattutto nel "Santa Fe Institute", fondato da un suo amico, il fisico Murray Gell-Mann, e tuttavia non frequentava il mondo letterario e mondano come ci si aspetterebbe da uno scrittore di grande fama. Nel 2022 escono i suoi ultimi romanzi Il passeggero e Stella Maris. Il 13 giugno 2023 muore "serenamente e per cause naturali" nella cittadina di Santa Fe dove viveva ormai da decenni, quasi un mese prima del suo novantesimo compleanno. Fine modulo

Trama

 

Un padre e un figlio (entrambi senza nome) percorrono una lunga strada asfaltata verso sud, per sfuggire ai rigori invernali, in un'America sopravvissuta a una non meglio descritta catastrofe che ha spazzato via ogni essere vivente, tranne gli uomini (infatti non vengono quasi mai menzionati gli animali). Anche l'umanità è rimasta decimata e ridotta ad uno stato di vita primitiva, totalmente privata di qualsiasi risorsa energetica e tecnologica. Da vari indizi sparsi nel romanzo si potrebbe supporre che la catastrofe sia stata una guerra nucleare o l'esplosione di un supervulcano o l'impatto di un asteroide. Tuttavia l'autore resta sempre volutamente vago su questo punto, contribuendo alla sensazione di straniamento allucinato che pervade tutto il romanzo. Le giornate dei due personaggi sono caratterizzate da una costante lotta per procurarsi del cibo, per ripararsi dalle rigidità del clima, nel continuo terrore di imbattersi in altri loro simili, divenuti pericolosi. Le notti sono sprofondate nel buio più assoluto e sono foriere di paure ancestrali. L'uomo porta con sé una pistola nella quale sono rimasti solo due colpi. L'uomo ricorda di come la sua compagna e madre del bambino avrebbe voluto usare la pistola per mettere fine alle loro esistenze prive di speranza. Ma la riluttanza dell'uomo verso l'uccidere sé stesso ed il figlio ha costretto la madre ad ammazzarsi senza salutare il proprio figlio, lasciando nella pistola soltanto due proiettili. Quando ormai il proiettile rimasto è uno solo, l'uomo raccomanda al bambino di farne uso per uccidersi, in caso di estremo pericolo, ma il ragazzo rifiuta e la pistola rimarrà solo come arma di difesa per entrambi. Nella seconda metà del libro emerge sempre più il peculiare comportamento del bambino nei confronti di quell'ambiente ostile, dal momento che, nonostante tutte le loro drammatiche peripezie, il bimbo mantiene un costante filo di speranza circa il destino che li attende. Poco alla volta si assiste ad una sorta di trasfigurazione quasi divina del bambino agli occhi del padre, ultima speranza per quella terra desolata, mentre l'uomo cede progressivamente alla debolezza ed alla malattia, provocati dallo stato di indigenza, dalle fatiche e dagli stenti a cui si è sottoposto per preservare in vita il figlio. Al termine, il padre si spegne tra le braccia del figlio, a causa di una gravissima bronchite. Ora di fronte al ragazzino sembra aprirsi un futuro di speranza, dal momento che, guidato dalla sua forza interiore, egli si annette a nuove comunità di sopravvissuti, nelle quali un rinnovato senso di civiltà e di convivenza pacifica sembra farsi debolmente strada.

Liberamente tratto dal web

 

martedì 10 dicembre 2024

Il pastore d'Islanda di Gunnar Gunnarsson

Gunnar Gunnarsson (Fljótsdalur, 18 maggio 1889 – Reykjavík, 21 novembre 1975)

Nato da una famiglia di contadini, si trasferì da giovane in Danimarca per completare i suoi studi e là iniziò la sua attività letteraria. Dopo l'esordio con la saga La famiglia di Borg (1914), produsse i suoi capolavori: Beati i semplici (1920), Navi sul cielo (1925), La chiesa sulla montagna (1928), L'uccello nero (1929) e Il pastore d'Islanda (1936), il cui titolo originale era Avvento. Tornò nel suo paese d'origine alla vigilia della guerra, nel 1939. Le sue opere ottennero un grande successo anche in Germania, per la celebrazione idilliaca della natura islandese e dell'unità familiare e grazie alla loro notorietà furono tradotte anche in italiano all'inizio degli anni quaranta. Gunnarsson fu attivo nella Nordische Gesellschaft, promuovendo l'idea di un unico grande stato nordico. Nel 1936, in pieno regime nazista, ricevette la laurea ad honorem dall'università di Heidelberg. A causa del suo avvicinamento al partito Nazionalsocialista (è considerato l'unico islandese noto ad aver incontrato di persona Adolf Hitler), la sua fama iniziatò ad eclissarsi dopo la Seconda guerra mondiale ed è stato riscoperto solo negli ultimi anni, anche grazie allo scrittore islandese Jón Kalman Stefánsson, che lo ha spesso citato come uno dei suoi punti di riferimento.

Trama

Ogni anno, la prima domenica d’Avvento, Benedikt si mette in cammino per portare in salvo le pecore smarrite tra i monti, sfuggite ai raduni autunnali delle greggi. Nessuno osa sfidare il buio e il gelo dell’inverno islandese per accompagnarlo nella rischiosa missione, o meglio nessun uomo, perché Benedikt può sempre contare sull’aiuto dei suoi due amici più fedeli: il cane Leó e il montone Roccia. Comincia così il viaggio dell’inseparabile terzetto, la «santa trinità», come li chiamano in paese, attraverso l’immenso deserto bianco, contro la furia della tormenta che morde le membra e inghiotte i contorni del mondo, cancellando ogni certezza e ogni confine tra la terra e il cielo. È qui che Benedikt si sente al suo posto, tra i monti dove col tempo ha sepolto i suoi sogni insieme alla paura della morte e della vita, nella solitudine che è in realtà «la condizione stessa dell’esistenza», con il compito cui non può sottrarsi e che porta avanti fiducioso, in un continuo confronto con gli elementi e con se stesso, per riconquistare un senso alla dimensione umana.

Liberamente tratto dal web

domenica 20 ottobre 2024

Come vento cucito alla terra di Ilaria Tuti

Ilaria Tuti è nata nel 1976 a Gemona del Friuli, dove risiede, ed è laureata in Economia e Commercio. Dopo aver lavorato come illustratrice, ha pubblicato racconti gialli e fantasy in riviste e antologie ottenendo diversi premi.  Nel 2018 ha esordito nella narrativa gialla con il thriller Fiori sopra l'inferno con protagonista la commissaria e profiler sessantenne Teresa Battaglia che torna ad indagare anche nei seguiti, Ninfa dormiente del 2019 e Luce della notte, pubblicato nel 2021. Nel 2020 ha pubblicato Fiore di roccia, romanzo storico ambientato nella prima  guerra mondiale con protagoniste le portatrici carniche, con il quale si è aggiudicata la 37ª edizione del Premio letterario nazionale per la donna scrittrice. Nel 2022 è uscito Come vento cucito alla terra, un altro romanzo storico ambientato ancora durante la Prima Guerra Mondiale.

Trama

Questa è la storia dimenticata delle prime donne chirurgo, una manciata di pioniere a cui era preclusa la pratica in sala operatoria e che potevano lavorare solo con donne e bambini in ospedali di carità. Durante la Prima Guerra Mondiale, con il supporto dell’Ufficio della Croce Rossa di Parigi, diedero vita al Women’s Hospital Corps e aprirono in Francia un ospedale di guerra completamente gestito da loro. Ma è anche la storia dei soldati feriti e rimasti invalidi, che varcarono la soglia di quel mondo femminile convinti di non avere speranza e invece vi trovarono un’occasione di riabilitazione e riscatto. E’ anche la storia della dottoressa Cate Hill, che lascia a Londra la figlia piccola per seguire al fronte le altre colleghe, e del capitano Alexander Allan Seymour che vuole salvare i suoi uomini e riportarli a casa e di come le loro vite si incrociano, prima in Francia e poi a Londra.

Liberamente tratto dal web

domenica 12 maggio 2024

Mattino e sera di Jon Fosse

 

Jon Olav Fosse (Haugesund, 29 settembre 1959) è uno scrittore, sceneggiatore e traduttore norvegese. Scrive in lingua nynorsk o neonorvegese (una delle due forme di scrittura ufficiali della lingua norvegese). Fosse è cresciuto a Strandebarm in una fattoria con i nonni, i genitori e due sorelle. Allevato nella fede luterana, si è ribellato nell’adolescenza dichiarandosi ateo. Da ragazzo faceva parte di una band, suonava la chitarra elettrica e scriveva canzoni. Nel 1979, dopo il liceo, si è trasferito a Bergen, dove si è iscritto all’università per studiare letteratura comparata e dove ha iniziato a scrivere. Durante gli studi, terminati con il dottorato nel 1987, si è sposato e ha avuto un figlio. Ha iniziato a pubblicare nel 1983, con il romanzo Raudt, Svart (Rosso, Nero), nel 1985 è uscito il suo secondo romanzo Stengd gitar (Closed Guitar) e nel 1986 il ciclo poetico Engel med vatn i augene (Angel with Water in Its Eyes). Nel 1987 ha pubblicato il terzo romanzo Blod. Steinen er (Blood. The Stone Is). Nel 1989 ha divorziato e si è risposato all’inizo degli anni 1990, continuando a pubblicare romanzi e dedicandosi anche a numerose traduzioni. Nel 1994 è stata messa in scena la sua prima sceneggiatura Og aldri skal vi skiljast (And We'll Never Be Parted). Ha scritto numerosi romanzi, poesie, libri per bambini e sceneggiature, ricevendo diversi riconoscimenti in patria e all’esteo. Il 5 ottobre 2023 gli è stato assegnato il Premio Nobel per la Letteratura "per le sue opere innovative e la sua prosa che danno voce all'indicibile".

Negli anni si è sposato una terza volta e ha in tutto sei figli. Nel 2012 si è convertito al cattolicesimo.

Trama

Un bambino viene al mondo; si chiamerà Johannes, sarà un pescatore. Un uomo ormai anziano muore; si chiamava Johannes, era un pescatore. Mattino e sera si estende tra i due estremi della vita, come tra i due estremi del giorno, tra i pensieri di un padre che vede nascere suo figlio e quelli di un vecchio che affronta le cose di ogni giorno, nel suo ultimo giorno, cose sempre identiche, riconoscibili, eppure definitive.

liberamente tratto dal web

lunedì 18 marzo 2024

Il Posto di Annie Ernaux

Annie Ernaux (Lillebonne, 1º settembre 1940)

Annie Duchesne nasce a Lillebonne, in Normandia, in un contesto sociale di modeste condizioni. Annie trascorre l'infanzia e la giovinezza a Yvetot, dove i genitori, prima operai e poi piccoli commercianti, gestiscono un bar-drogheria. Dopo gli studi all'Université de Rouen ottiene l'abilitazione all'insegnamento e inizia la carriera di insegnante di lettere moderne in un liceo. L'umile provenienza della sua famiglia e il passaggio all'universo "borghese", consentito a Annie grazie all'istruzione ricevuta, rappresenteranno un'esperienza che inciderà profondamente sulla sua scrittura e sul suo impegno sociale e politico. Nel 1964 si sposa con Philippe Ernaux; il matrimonio, da cui nasceranno due figli, finisce all'inizio degli anni 1980, quando il marito la lascia dopo 17 anni di vita insieme. Negli anni settanta milita nel movimento femminista e scrive articoli a sfondo politico su Le Monde. Nel 1974 pubblica il suo primo romanzo. Il suo quarto libro, Il posto, vince il Premio Renaudot nel 1984. Attraverso le sue opere racconta alcuni degli avvenimenti che hanno segnato la sua vita, come un aborto clandestino in L'evento (L'Événement), una storia d'amore con un amante russo in Passione semplice, la morte di sua madre in Una donna, il suo tumore in L'Usage de la photo.

Nel 2000 si ritira dall'insegnamento e si dedica alla scrittura de Gli anni (Les Années) che verrà pubblicato nel 2008 e riceverà diversi premi. Nel 2011 esce alle stampe L'altra figlia, una lettera indirizzata alla sorella mai conosciuta, morta prima della sua nascita, e L'Atelier noir, che riunisce vari taccuini composti da note e riflessioni sulla scrittura. Nello stesso anno, viene pubblicata l'antologia Écrire la vie, che raccoglie la maggior parte dei suoi scritti autobiografici e un quaderno di cento pagine, composto da foto e brani inediti tratti dal suo diario. Nell'aprile 2016 pubblica un nuovo racconto autobiografico, Memoria di ragazza (Mémoire de fille), in cui, quasi sessant'anni dopo, parla dell'estate 1958, in cui compì 18 anni e sperimentò il suo primo rapporto sessuale. Questa esperienza, avvenuta lontano da casa, mentre faceva l'animatrice in una colonia di vacanza, rimarrà per lei, come scrive nel libro, "il grande ricordo della vergogna, il più dettagliato, il più intrattabile di ogni altro".

Vince numerosi premi letterari e nel 2022 le viene assegnato il premio Nobel per la letteratura «per il coraggio e l'acutezza clinica con cui svela le radici, gli allontanamenti e i vincoli collettivi della memoria personale».

Trama

La storia di un uomo - prima contadino, poi operaio, infine gestore di un bar-drogheria in una città della provincia normanna - raccontata con precisione chirurgica, senza compatimenti né miserabilismi, dalla figlia scrittrice. La storia di una donna che si affranca con dolorosa tenerezza dalle proprie origini e scrive dei suoi genitori alla ricerca di un ormai impossibile linguaggio comune. Una scrittura tesissima, priva di cedimenti, di una raffinata semplicità capace di rendere ogni singola parola affilata come un coltello. Il posto è un romanzo autobiografico che riesce, quasi miracolosamente, nell'intento più ambizioso e nobile della letteratura: quello di far assurgere l'esperienza individuale a una dimensione universale, che parla a tutti noi di tutti noi.

Liberamente tratto dal web


domenica 28 gennaio 2024

Le quattro ragazze Wieselberger di Fausta Cialente

Fausta Cialente (25 febbraio 1898 – 12 marzo 1994)

Fausta Cialente nasce a Cagliari nel 1898, figlia di Alfredo, un ufficiale di fanteria aquilano, e Elsa Wieselberger, appartenente a una agiata famiglia triestina. A causa della professione del padre si sposta spesso e vive in diverse città, restando però culturalmente legata a Trieste, città della famiglia materna. Inizia fin da piccola a coltivare la passione per la scrittura insieme al fratello Renato, attore teatrale e cinematografico. Nel 1921 Fausta sposa il compositore e agente di cambio ebreo Enrico Terni, dal quale avrà una figlia. Con il marito si trasferisce ad Alessandria d'Egitto e poi al Cairo, dove vivrà fino al 1947. Il soggiorno in Egitto diventerà il filo conduttore di alcune sue opere, come il romanzo Cortile a Cleopatra (1936) e il racconto Pamela o la bella estate (uscito nel 1935 sulla rivista Occidente). Con il primo romanzo Natalia (1930), vince il Premio dei Dieci e con Marianna (1931) vince il Premio Galante (così chiamato in quanto conferito esclusivamente alle donne). In questi racconti e romanzi propone temi inconsueti per il tempo e anticipa di decenni le problematiche del femminismo moderno.

Alla fine degli anni Trenta la scrittrice vive in maniera sofferta e indignata l'avanzata in tutta Europa del nazismo e del fascismo, partecipando alla vita culturale e sociale della comunità italiana in Egitto e, durante la seconda guerra mondiale, collaborando alle trasmissioni di Radio Cairo, dove conduce un programma di propaganda antifascista. Nel 1943, fonda e dirige il settimanale per i prigionieri italiani Fronte Unito (1943-1945), che per un breve periodo diventerà Il Mattino della Domenica (1946).

Dopo il 1947 torna in Italia e si dedica per qualche tempo al giornalismo, collaborando con RinascitaItalia NuovaNoi donneIl Contemporaneo e, saltuariamente, anche con il quotidiano comunista l'Unità. Collabora inoltre ad alcune sceneggiature per il cinema. Separatasi dal marito, va a vivere a Roma con la madre e con il nipote acquisito Paolo Terni, allora studente e loro ospite. Alla morte della madre, si trasferisce in Kuwait dalla figlia Lily, soggiornando lungamente anche a Roma o nel varesotto.

Dopo un lungo silenzio, nel 1961 pubblica Ballata Levantina, riproponendosi all'attenzione della critica. Si classifica quindi terza al Premio Strega con Un inverno freddissimo (1966), vicenda ambientata in una Milano invernale con tutti i problemi del difficile periodo postbellico, abbandonando le ambientazioni esotiche e levantine che avevano caratterizzato i suoi precedenti romanzi. Nel 1972 pubblica il romanzo Il vento sulla sabbia e nel 1976 si aggiudica il Premio Strega con Le quattro ragazze Wieselberger.

Nell'ultimo periodo della sua vita, Fausta Cialente si trasferisce definitivamente in Inghilterra dove si occupa principalmente di traduzioni dall'inglese. Il 12 marzo 1994 muore all'età di 96 anni.

 

Trama

A Trieste, nell'anno 1872, nasce la quarta e ultima figlia ai coniugi Wieselberger. Preceduta da Alice, Alba e Adele, la piccola non riceve un nome con l'iniziale A, come le sorelle, perché il padre, uno dei più apprezzati musicisti della città, è rimasto folgorato dopo l'ascolto del Lohengrin di Richard Wagner e perciò chiama la neonata col nome di Elsa.

La vita della famiglia Wieselberger è agiata, le ragazze fanno eccellenti studi scolastici e musicali, si passano vari mesi in villa, ossia in una dimora di campagna. Nella casa si svolgono prove d'orchestra e lezioni ad allievi di alto livello musicale. Tra le sorelle, Elsa emerge per il talento di pianista e quindi di cantante, che la porta a studiare a Bologna, cioè in Italia. Infatti Trieste è ancora città austroungarica e vi serpeggia, tra gli abitanti italiani soprattutto l'idea irredentista. Anche se i Wieselberger hanno origini austriache non si discute sul loro aderire alla comunità italiana e il matrimonio della primogenita con un ebreo italiano e quello della stessa Elsa con un ufficiale del Regno d'Italia sono considerati come passi che li porteranno a ricongiungersi alla terra dei loro sogni. Elsa, con il matrimonio, deve rinunciare a una promettente carriera di cantante. Dalla sua unione con l'ufficiale Cialente, nascono i figli Renato e Fausta. La famiglia è costretta a cambiare spesso città, ma ogni estate i bambini raggiungono con la mamma la casa dei nonni e delle zie a Trieste e in campagna, dove trovano anche i cugini.

Gli anni trascorrono, il cugino Fabio, il maggiore dei triestini, diviene direttore d'orchestra e fa carriera in Italia come negli Stati Uniti e una cugina sposa un esponente ebreo dell'irredentismo triestino. Dal canto suo, Renato Cialente, rivelandosi un pessimo studente, ha nascosto a tutti, meno che alla sorella e alla madre, la sua aspirazione a diventare attore e riesce a convincere il padre a dargli delle possibilità. Il ragazzo entra subito nella prestigiosa compagnia di Ermete Zacconi.  Allo scoppio della guerra, Fabio corre ad arruolarsi sotto falso nome, in quanto austriaco. La cugina e il marito non riescono a lasciare Trieste in tempo e sono internati in un campo di prigionia. Fausta deve interrompere gli studi e ha modo di comprendere ogni giorno di più la catastrofe di quanto succede finché, alla notizia della morte di Fabio, anche i parenti aprono gli occhi e capiscono che nulla potrà compensare mai il sogno che hanno coltivato.

Nel 1921, Fausta sposa Enrico Terni, agente di cambio e compositore, e va a vivere ad Alessandria d'Egitto, dove diviene una scrittrice, ma anche un'attivista contro il regime autoritario di Mussolini. La grande casa alessandrina dei Terni è spesso rifugio o transito di fuggiaschi o di portatori di idee che vengono divulgate con vari mezzi, tra i quali una radio. Lontana dall'Italia Fausta Cialente non ha potuto assistere alla dipartita del padre e soprattutto dell’amato fratello. Durante l'occupazione di Roma, l'attore Renato Cialente, che ha avuto il coraggio di portare in scena un dramma sgradito al regime, viene investito per strada da un'ambulanza nazista e tutti sono sicuri che sia stato un attentato. Renato non aveva legami di famiglia, a parte la madre e la sorella, che piombano in una costernazione apparentemente illimitata.

Alla fine del conflitto, la scrittrice torna in Italia e si ricongiunge alla madre. Con loro va a vivere un nipote, il futuro musicista e conduttore radiofonico Paolo Terni. L'unica figlia di Fausta si è sposata con un inglese, un arabista, e vive in Israele. Poco dopo anche l'ultima delle sorelle Wieselberger si spegne a Roma, assistita dalla figlia. Sentendosi ormai priva di un legame col passato, Fausta Cialente stenta a ritrovare un equilibrio e ci riuscirà sulle rive del Golfo Persico, seguendo le nipotine, poi la figlia, e avendo l'impressione di sentire la presenza materna alle spalle.

Liberamente tratto dal web

 

domenica 17 dicembre 2023

La paga del sabato di Beppe Fenoglio

Giuseppe Fenoglio, detto Beppe (Alba, 1º marzo 1922 – Torino, 18 febbraio 1963)  

Primogenito di tre figli, Beppe nacque ad Alba, dove suo padre aveva una macelleria in piazza del Duomo. Alle elementari si dimostrò un bambino intelligente e riflessivo e successivamente frequentò il Liceo Ginnasio "Govone" di Alba, dove nacque la sua passione per la lettura e la lingua inglese. Ebbe professori illustri e per lui indimenticabili, come i docenti di italiano e filosofia, che furono di ispirazione per la maturazione della sua coscienza antifascista. Nel 1940 si iscrisse alla facoltà di Lettere dell'Università degli Studi di Torino, che frequentò fino al 1943, quando fu chiamato alle armi. Dopo lo sbandamento seguito all'8 settembre 1943, Fenoglio nel gennaio del 1944 si unì alle prime formazioni partigiane operanti nelle Langhe e partecipò, assieme al fratello Walter, allo sfortunato combattimento di Carrù e alla straordinaria ma breve esperienza della Repubblica partigiana di Alba. Grazie alla conoscenza dell'inglese, svolse il ruolo di interprete e ufficiale di collegamento tra le forze armate angloamericane e il gruppo partigiano di Mauri e Balbo.

Dall'esperienza di partigiano azzurro nasceranno i romanzi Primavera di bellezzaUna questione privataIl partigiano Johnny e i racconti de I ventitré giorni della città di Alba.

Alla fine della guerra, Fenoglio riprese per un breve tempo gli studi universitari prima di decidere, con grande rammarico dei genitori, di dedicarsi interamente all'attività letteraria. Nel maggio del 1947, grazie alla sua ottima conoscenza della lingua inglese, fu assunto come corrispondente estero di una casa vinicola di Alba. Il lavoro, poco impegnativo, gli permise di contribuire alle spese della famiglia e di dedicarsi alla scrittura. Nel 1949 comparve il suo primo racconto, intitolato Il trucco e firmato con lo pseudonimo di Giovanni Federico Biamont. Nello stesso anno presentò a Einaudi i Racconti della guerra civile e La paga del sabato, a cui lavorò fino alla fine del 1950, quando decise di abbandonarlo per organizzare una raccolta di dodici racconti che fu pubblicata nel 1952 con il titolo I ventitré giorni della città di Alba (la paga del sabato sarà pubblicato postumo, nella sua versione originale). L'anno seguente Fenoglio completò il romanzo breve La malora e nell'aprile del 1959 uscì Primavera di bellezza. Negli anni successivi lavorò a diversi racconti e collaborò a una sceneggiatura cinematografica di tema contadino. Intensa in quegli anni anche l’attività di traduttore di opere letterarie dall’inglese.

Nel 1960 si sposò civilmente con Luciana Bombardi, che conosceva già dall'immediato dopoguerra. Nonostante le pressioni per un rito in chiesa, Fenoglio insistette per una cerimonia solamente civile e la sua decisione fece scandalo. La figlia Margherita nacque il 9 gennaio 1961 e per l'occasione, Fenoglio scrisse due brevi racconti, La favola del nonno e Il bambino che rubò uno scudo.

Nell'inverno tra il 1959 e il 1960, in seguito a un esame medico, gli venne accertata un'infezione alle vie aeree, con complicazioni dovute alla forma di asma bronchiale di cui soffriva da anni a causa dell'eccessivo vizio del fumo. Nel 1962 gli venne diagnosticato un tumore ai bronchi. Conscio della gravità del male, Fenoglio rifiutò di effettuare la radioterapia e morì la notte del 18 febbraio 1963, a neppure 41 anni.

Trama

Ettore è il tipico disadattato uscito dalla guerra partigiana scontroso e insofferente, che non riesce a rassegnarsi alla modesta e tranquilla routine di un’esistenza qualunque, senza brividi, senza slanci in avanti. Per questo decide di darsi ad affari loschi ma molto redditizi, che lo facciano sentire di nuovo vivo per davvero, sfruttando la sua grinta di «duro», di piccolo Humphrey Bogart di paese. Ma quando, costretto a metter su famiglia, si ritira e si dedica a un lavoro onesto, uno stupido incidente volge l’epilogo in tragedia. 

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mercoledì 4 ottobre 2023

Il mio nome nel vento di Alessandro Rivali

 

Alessandro Rivali è nato il 5 aprile 1977 a Genova. Ha frequentato il liceo classico all'istituto Ravasco di Genova, dove si avvicina alla poesia scrivendone una, al posto del fratello, dedicata alla madre. Dopo il liceo si trasferisce a Milano e frequenta lettere moderne con indirizzo storico all'Università degli studi di Milano. Si laurea con una tesi sull'immagine della grande guerra negli anni della Belle Époque. In questi anni continua la sua attività poetica e nel 1998 all'età di 21 anni conosce Giampiero Neri, che sarà il suo maestro. Collabora con le riviste: Atelier, ClanDestino, La Clessidra, Lo Specchio della Stampa, Resine e Studi Cattolici.

Nel 2005  ha pubblicato la sua prima raccolta di poesie, dal titolo La riviera del sangue, nel 2010 La caduta di Bisanzio e nel 2021 La terra di Caino, che ha vinto numerosi premi. Nel 2018 ha pubblicato il libro intervista Ho cercato di scrivere paradiso. Ezra Pound nelle parole della figlia: conversazioni con Mary de Rachewiltz, Lavora come editore per le Edizioni Ares.

Trama

Il protagonista è Augusto “Gutin” Monclavi, il più piccolo dei fratelli di una numerosa famiglia di genovesi trapiantati a Barcellona nei primi decenni del Novecento. Il padre, dopo una serie di forti dissidi famigliari sulla scelta della moglie, decide di lasciare la città natale e imbarcarsi verso una nuova meta. Il caso lo porterà a Barcellona dove, grazie all’impegno e alla perseveranza, aprirà una delle più rinomate gastronomie della città. I figli nascono e crescono in un ambiente favorevole, ricco di stimoli, fino a quando nel 1936 la guerra civile imperversa in Spagna. La città è in fiamme e i Monclavi, dopo attenta e sofferta valutazione, decidono di lasciare la Catalogna per tornare sulle coste liguri. Dopo un viaggio sospeso tra il sollievo di essere scampati alla violenza, la disperazione per aver lasciato la propria casa e la speranza in un nuovo avvenire, gli occhi sognanti del protagonista vedranno le meraviglie di Genova, la villa sulle colline di Gavi, l’incanto della vita nei boschi. Ed è qui che Gutin rimane affascinato da uno zio avventuriero, grande conoscitore di quelle storie di mare di cui la fantasia del ragazzo si nutre. Ma Augusto resta affascinato anche da una ragazza dai riccioli neri, Laura, con la quale inizia a trascorrere le sue giornate, senza però il coraggio di dichiararle il suo amore. Qualche anno dopo tutto questo viene spazzato via dallo scoppio della Seconda guerra mondiale. L’adorato zio sceglie di salire sui monti con i partigiani, Laura fugge insieme alla sua famiglia: la vita dei Moncalvi non è più la stessa. Giulia, la sorella maggiore, è costretta a occuparsi della casa e dei suoi fratelli. Finché un giorno i tedeschi prendono possesso di villa Moncalvi e Augusto, attraverso il confronto con un medico dell’esercito invasore e quello sempre più stretto con sua sorella, impara a distinguere il confine tra il bene e il male e a rimettere insieme i tasselli della sua storia famigliare. Quando la guerra volge al termine, Gutin prova a rintracciare suo zio e quella ragazza dai riccioli neri che non vede da mesi, sperando che nel frattempo non si sia dimenticata di lui.

Liberamente tratto dal web