venerdì 25 aprile 2025

L'uomo che voleva essere una minoranza di Diego Marani

Trama di L'uomo che voleva essere una minoranza

Rodolfo fa il barbiere da quando ha quattordici anni. Dei suoi amici, nessuno saprebbe dire che cosa davvero lo appassioni. Per la moglie è un uomo tranquillo, abitudinario, conformista. Non tifa una squadra, ma si accoda al coro di chi tifa più forte. Non ha un’opinione, ma si lascia influenzare dal giudizio altrui. Si sente parte di una maggioranza informe e rumorosa che lo protegge dall’obbligo di avere una volontà. Tutto questo un giorno non gli basta più. Decide di provare il brivido di smarcarsi da tutti e di entrare a far parte di una minoranza.
Inizia dalle minoranze linguistiche, sceglie l’esperanto e si mette a studiarlo. Ma nel piccolo paese di provincia in cui abita è inevitabilmente l’unico che lo parla. Avvilito, solo, decide allora di provare con le minoranze religiose. Ma, quando cerca di integrarsi nella prestigiosa comunità ebraica di Ferrara, subisce una cocente delusione. Prova anche la via dell’invalidità fisica, ma finisce un’altra volta contro un muro. Di delusione in delusione, Rodolfo non si arrende e continua la sua lotta per emergere dal mucchio. Fino all’inaspettato, sorprendente finale.

 

Liberamente tratto dal web


  

lunedì 24 marzo 2025

L' interprete di Diego Marani

 

Diego Marani è nato a Tresigallo nel 1959. Ha frequentato il Liceo Ginnasio Ariosto di Ferrara fino al 1978 e si è laureato in interpretazione e traduzione presso la Scuola superiore di lingue moderne per traduttori e interpreti di Trieste nel 1983. Oltre all'inglese e al francese, ha studiato professionalmente l’olandese e il finlandese. Ha quindi lavorato come interprete e traduttore freelance nonché come giornalista per varie testate locali.

Dal 1985 al 2006 ha lavorato presso il Consiglio dell'Unione europea come traduttore e revisore, successivamente è entrato a far parte della direzione generale Cultura della Commissione europea, e dal 2010 della direzione generale Interpretazione, occupandosi in particolare della politica del multilinguismo, del sostegno alla traduzione letteraria, dell'apprendimento permanente e dell'apprendimento precoce delle lingue. Nel 2014 è stato consigliere del Ministro della Cultura Dario Franceschini durante la Presidenza italiana del Consiglio dell'UE e dal 2015 lavora per il Servizio europeo per l'azione esterna, coordinando iniziative di diplomazia culturale.  Il 16 giugno 2020 è stato nominato presidente del Centro per il libro e la lettura e nel luglio dello stesso anno è stato nominato direttore "di chiara fama" dell'Istituto italiano di cultura di Parigi, carica che ha mantenuto fino al settembre 2023.

È l'inventore della lingua artificiale chiamata europanto, costituita da un insieme di tutte le lingue d'Europa. In questo idioma totalmente inventato ha tenuto una rubrica fissa su giornali svizzeri e belgi a partire dal 1990. L'Europanto è una provocazione contro l'integralismo linguistico di chi predica la purezza delle lingue e invita ad imparare le lingue sapendo vedere dietro ogni lingua l'umanità di chi la parla. In europanto ha pubblicato nel 1999 una raccolta di racconti (Las adventures des inspector Cabillot). Il primo romanzo in lingua italiana è Caprice des Dieux del 1994 al quale sono seguiti negli anni più di venti altri. I romanzi Nuova grammatica finlandese, e L'ultimo dei Vostiachi hanno ricevuto diversi premi.

Nel marzo 2024 a Trieste è andato in scena "Eine posto keine platz", il primo spettacolo recitato in europanto, scritto da Diego Marani ed Elke Burul e nello stesso anno ha vinto la 5ª edizione del premio letterario Friuli Venezia Giulia.

Collabora con il supplemento culturale del Sole 24 Ore, con il Piccolo di Trieste, La Nuova Ferrara, la rivista online Piazza Enciclopedia Magazine e con il sito web eunews.it.

Trama

Felix Bellamy, direttore dell'ufficio interpreti di un importante organismo internazionale, riceve una segnalazione su un suo dipendente che, durante le simultanee, emette strani versi. L'interprete rivela a Felix di essere sulle tracce della lingua perfetta, comune a tutti gli esseri viventi. Poi, misteriosamente, scompare. Anche Felix, d'un tratto, inizia ad avvertire disturbi linguistici e capisce che il solo a poterlo salvare è proprio l'interprete scomparso. Si mette allora sulle sue tracce, seguendo le indicazioni del dottor Barnung, responsabile della clinica in cui l'interprete era in cura. In un vortice di picaresche avventure attraverso tutta l'Europa, Felix si trova immerso in una trama di strani delitti.

Liberamente tratto dal web


mercoledì 5 febbraio 2025

La Strada di Cormac McCarthy

Cormac McCarthy (Providence, 20 luglio 1933 – Santa Fe, 13 giugno 2023)

Figlio di un avvocato di successo e terzo di sei figli, McCarthy nacque a Providence, nel Rhode Island, e si trasferì ancora piccolo con la famiglia nel Tennessee a Knoxville, dove frequentò una scuola cattolica. Nel 1951 iniziò a frequentare l'Università del Tennessee, ma due anni dopo si arruolò nell'esercito, dove rimase per quattro anni, due dei quali passati in Alaska, dove condusse anche un programma radiofonico. Nel 1957, tornato nel Tennessee, riprese l'università e scrisse due racconti, Wake for Susan e A Drowning Incident, pubblicati in un giornale di studenti, che gli valsero ciascuno il premio Ingram-Merril. Nel 1961 sposò Lee Holleman, da cui ebbe un figlio, Cullen. Lasciati gli studi senza laurea, si trasferì con la famiglia a Chicago, ma al ritorno in Tennessee l’anno dopo, il matrimonio finì. Il primo romanzo di McCarthy fu Il guardiano del frutteto nel 1965, nello stesso anno grazie a una borsa di studio si imbarcò su una nave diretto in Irlanda. Durante il viaggio si innamorò di Anne De Lisle, la cantante della nave, con la quale si sposò l'anno seguente, in Inghilterra. Grazie a una nuova borsa di studio fece anche un viaggio in Europa del sud. A Ibiza, dove concluse il secondo romanzo, Il buio fuori (Outer Dark). Nel 1969 tornò nel Tennessee, a Louisville, dove scrisse Figlio di Dio pubblicato poi nel 1973. Nel 1976 si separò anche da Anne De Lisle e si trasferì a El Paso, in Texas. Nel 1979 pubblicò Suttree e nel 19885 Meridiano di sangue. Dal 1992 al 1998 lavorò alla cosiddetta Trilogia della frontiera, composta dai romanzi Cavalli selvaggi, Oltre il confineCittà della pianura, una raccolta incentrata sulle avventure di due cowboy. Nel 2005 uscì il thriller Non è un paese per vecchi, da cui è tratto un film dei fratelli Coen, che fece conoscere McCarthy a un pubblico più ampio, soprattutto al di fuori degli Stati Uniti. Nel 2007 pubblicò La strada, vincitore del Premio Pulitzer per la narrativa, anche da questo romanzo è stato realizzato l'adattamento per il grande schermo.  McCarthy visse gli ultimi anni nel Nuovo Messico, a Tesuque, con la terza moglie Jennifer Winkley, sposata nel 1997, e il figlio John. Era molto attivo nella comunità locale di Santa Fe e soprattutto nel "Santa Fe Institute", fondato da un suo amico, il fisico Murray Gell-Mann, e tuttavia non frequentava il mondo letterario e mondano come ci si aspetterebbe da uno scrittore di grande fama. Nel 2022 escono i suoi ultimi romanzi Il passeggero e Stella Maris. Il 13 giugno 2023 muore "serenamente e per cause naturali" nella cittadina di Santa Fe dove viveva ormai da decenni, quasi un mese prima del suo novantesimo compleanno. Fine modulo

Trama

 

Un padre e un figlio (entrambi senza nome) percorrono una lunga strada asfaltata verso sud, per sfuggire ai rigori invernali, in un'America sopravvissuta a una non meglio descritta catastrofe che ha spazzato via ogni essere vivente, tranne gli uomini (infatti non vengono quasi mai menzionati gli animali). Anche l'umanità è rimasta decimata e ridotta ad uno stato di vita primitiva, totalmente privata di qualsiasi risorsa energetica e tecnologica. Da vari indizi sparsi nel romanzo si potrebbe supporre che la catastrofe sia stata una guerra nucleare o l'esplosione di un supervulcano o l'impatto di un asteroide. Tuttavia l'autore resta sempre volutamente vago su questo punto, contribuendo alla sensazione di straniamento allucinato che pervade tutto il romanzo. Le giornate dei due personaggi sono caratterizzate da una costante lotta per procurarsi del cibo, per ripararsi dalle rigidità del clima, nel continuo terrore di imbattersi in altri loro simili, divenuti pericolosi. Le notti sono sprofondate nel buio più assoluto e sono foriere di paure ancestrali. L'uomo porta con sé una pistola nella quale sono rimasti solo due colpi. L'uomo ricorda di come la sua compagna e madre del bambino avrebbe voluto usare la pistola per mettere fine alle loro esistenze prive di speranza. Ma la riluttanza dell'uomo verso l'uccidere sé stesso ed il figlio ha costretto la madre ad ammazzarsi senza salutare il proprio figlio, lasciando nella pistola soltanto due proiettili. Quando ormai il proiettile rimasto è uno solo, l'uomo raccomanda al bambino di farne uso per uccidersi, in caso di estremo pericolo, ma il ragazzo rifiuta e la pistola rimarrà solo come arma di difesa per entrambi. Nella seconda metà del libro emerge sempre più il peculiare comportamento del bambino nei confronti di quell'ambiente ostile, dal momento che, nonostante tutte le loro drammatiche peripezie, il bimbo mantiene un costante filo di speranza circa il destino che li attende. Poco alla volta si assiste ad una sorta di trasfigurazione quasi divina del bambino agli occhi del padre, ultima speranza per quella terra desolata, mentre l'uomo cede progressivamente alla debolezza ed alla malattia, provocati dallo stato di indigenza, dalle fatiche e dagli stenti a cui si è sottoposto per preservare in vita il figlio. Al termine, il padre si spegne tra le braccia del figlio, a causa di una gravissima bronchite. Ora di fronte al ragazzino sembra aprirsi un futuro di speranza, dal momento che, guidato dalla sua forza interiore, egli si annette a nuove comunità di sopravvissuti, nelle quali un rinnovato senso di civiltà e di convivenza pacifica sembra farsi debolmente strada.

Liberamente tratto dal web