venerdì 21 giugno 2019

Il Tunnel di Abraham Yehoshua

Abraham "Boolie" Yehoshua (Gerusalemme 19 dicembre 1936) è uno scrittore, drammaturgo e accademico israeliano. E’ nato a Gerusalemme in una famiglia d'origine sefardita e vive ad Haifa nella cui università insegna Letteratura comparata e Letteratura ebraica. Suo padre, Yaakov Yehoshua, era uno storico, specializzato nella storia di Gerusalemme, mentre sua madre, Malka Rosilio, era giunta dal Marocco nel 1932. Yehoshua è stato sposato con Rivka, psicanalista specializzata in psicologia clinica, morta nel 2016. Ha una figlia, due figli e sei nipoti.
Dopo aver servito nell'esercito dal 1954 al 1957, Yehoshua ha studiato alla scuola Tikhonaime e si è laureato in Letteratura ebraica e Filosofia all’Università Ebraica di Gerusalemme. Ha incominciato a scrivere appena finito il servizio militare e ha pubblicato il suo primo libro, una raccolta di racconti, Mot Hazaken (La morte del vecchio), nel 1962. Ha avuto incarichi come professore esterno nelle Università di Harvard, Chicago e Princeton. Nel 2003 gli è stato conferito il Premio Letterario Internazionale Giuseppe Tomasi di Lampedusa per La sposa liberata. Ha vissuto a Parigi per quattro anni, dal 1963 al 1967, lì ha insegnato e ha ricoperto anche l'incarico di Segretario Generale dell'Unione Mondiale degli Studenti Ebrei. I temi principali del pensiero e dell'opera di Yehoshua sono: la questione del rapporto tra popoli diversi, che hanno religioni e culture differenti, i rapporti familiari e l'amore coniugale, che non essendo fondato su un legame di sangue deve essere continuamente rimesso in gioco. Yehoshua viene spesso definito il simbolo della complessità ebraica: sentimenti amorosi, religione e fede, ideologia politica e routine quotidiana costituiscono un unicum nei suoi scritti e tutto ciò si trova sempre ben contestualizzato nella dimensione storica dello Stato d'Israele e nel mondo ebraico.

Trama
Zvi Luria, stimato dirigente in pensione dei Percorsi d’Israele uomo esemplare per buon senso, professionalità, rigore nel lavoro, pazienza e generosità nei rapporti con la sua famiglia amatissima, inizia a perdere le informazioni essenziali. Queste “vagano nella sua mente come un pesciolino nero”, incapaci di trovare un’uscita e quindi neanche il cellulare nel deserto del Negev, il controllo di un SUV, la strada di casa e, improvvisamente, anche quella di un’esistenza sino a quel momento appagante. Inizia a proiettare l’immagine della moglie Dina – pediatra di 64 anni, premurosa e decisa nei loro 48 anni di matrimonio – in donne più giovani che sono sue inquietanti e fascinose sosia e che a loro volta si moltiplicano e dissolvono in fantasmi femminili del passato. Donne che iniziano a parlare con la suadente voce femminile del navigatore, con l’accento coreano o giapponese incluso. Zvi Luria inizia a confondere Mosé con Giosué – cosa grave, anche per un ebreo non ortodosso – e a sbagliare: dimentica di prendere il nipote all’uscita dell’asilo, gli acquisti del supermercato, il codice dell’antifurto e come si accendono i fari, la stanza dell’amico all’ospedale, le porte. E poi dimentica che la Giulietta di Gounod bisogna ascoltarla seduti in platea, non finire dietro le quinte per metterla in guardia dall’errore fatale. E dimentica, in particolare, i nomi. Fagocitati dall’atrofia del lobo frontale destro, si volatizzano prima dei cognomi, eppure vengono perentoriamente richiesti, magari da tenaci ex-amanti rancorose, e finiscono scritti sul palmo della mano, come accade al nonno di Oskar in Molto forte, incredibilmente vicino.
Liberamente tratto dal web

martedì 28 maggio 2019

Anonimo Veneziano di Giuseppe Berto


Giuseppe Berto nasce a Mogliano Veneto il 27 dicembre 1914, secondo di cinque figli, da un maresciallo dei carabinieri, che per amore della moglie aveva lasciato l’Arma per aprire un negozio di ombrelli e cappelli. Frequenta il ginnasio nel locale collegio dei Salesiani e il liceo a Treviso, ma per lo scarso impegno e gli scarsi risultati il padre lo minaccia di non mantenerlo all’università. Per questo si arruola nell’esercito e contemporaneamente si iscrive alla Facoltà di Lettere dell’Università di Padova. Ben presto parte volontario per l’Africa Orientale, partecipando alla guerra di Abissinia, nel 1935, e combattendo come sottotenente in un battaglione di truppe di colore si guadagna un paio di medaglie al Valore Militare e qualche ferita. Tornato in patria, nel 1939, riprende gli studi e si laurea abbastanza in fretta “anche per la benevolenza di certi esaminatori che gradivano il fatto che si presentava agli esami in divisa, ostentando le decorazioni al Valore Militare”, come lui stesso racconta nel “Male oscuro”. Dopo la laurea insegna, prima Latino e Storia in un Istituto Magistrale, poi Italiano e Storia in un Istituto Tecnico per Geometri, ma ben presto lascia l'insegnamento e si arruola nella Milizia volontaria per la Sicurezza Nazionale. Inviato a combattere in Africa Settentrionale, dopo essere stato incorporato nel 6° Battaglione Camicie Nere "M", i fedelissimi di Mussolini, cade prigioniero il 13 maggio 1943 degli americani. E’ proprio durante la prigionia nel campo di internati in Texas che Berto inizia a scrivere. Ha come compagni di prigionia Dante Troisi, Gaetano Tumiati e Alberto Burri, che lo incoraggiano a scrivere nella rivista "Argomenti". Lì compone “Le opere di Dio” e “Il cielo è rosso”, poi nel 1951 “Il brigante”. Trasferitosi a Roma, comincia a lavorare per il cinema: in questo periodo escono nel 1955 “Guerra in camicia nera” e nel 1963 il volume di racconti “Un po’ di successo”. Nel 1958 Berto cade in una grave forma di nevrosi, ne uscirà dopo tre anni di analisi quando compone “Il male oscuro”, che vince contemporaneamente nel 1964 il Premio Viareggio e il Premio Campiello. Si aggiungono poi il dramma “L’uomo e la sua morte” (1963), “La Fantarca” (1964), e il romanzo “La cosa buffa” (1966). Nel 1971 scrive il pamphlet “Modesta proposta per prevenire” e il lavoro teatrale “Anonimo Veneziano”, ripubblicato come romanzo nel 1976. Con la favola ecologica “Oh, Serafina!” vince nel 1974 il Premio Bancarella. Dal dramma “La passione secondo noi stessi”, Berto matura l’idea portante del suo ultimo libro “La gloria” del 1978. Si spegne a Roma il 1 novembre 1978. E’ sepolto a Capo Vaticano.

Trama
Il libro è ambientato in una Venezia invernale e narra la storia di un musicista afflitto da una malattia incurabile che decide di rivedere la donna che ha amato in passato e che ancora pensa di amare. I due protagonisti si perdono e si ritrovano come dei maturi Romeo e Giulietta attratti l’uno dall’altro in gioventù, senza poi riuscire a trasformare questo amore passionale in un amore più adulto. Entrambi con un animo ardente e imprevedibile, si sono amati di un amore carnale e disperato, litigioso, infedele, almeno da parte dell’uomo. Si sono sposati perché lei era incinta e si sono separati perché a un certo punto sempre lei non riusciva più a sopportare le sregolatezze dell’uomo, il suo scialacquare un limpido talento di musicista. Vagando come anime perdute in una triste e malinconica città lagunare ricordano i bei tempi passati, mentre la città fa da testimone ai loro bisticci, alle loro piccole crudeltà reciproche, al loro amarsi ancora nonostante tutto. Il libro è nato quasi per caso da un suggerimento di Enrico Maria Salerno, che da un proprio soggetto voleva trarre il suo primo film. Giuseppe Berto si impegnò a scriverne i dialoghi e si appassionò tanto da lavorarci su per mesi e anni, fino a trasformarli in un fortunato testo teatrale prima e poi in uno straordinario romanzo breve che conquistò i suoi lettori.
liberamente tratto dal web


domenica 24 marzo 2019

Molto forte, incredibilmente vicino di Jonathan Safran Foer


Jonathan Safran Foer (21.02.1977)
Foer è nato a Washington, D.C., figlio di Albert Foer, avvocato e presidente dell'American Antitrust Institute, e di Esther Safran Foer, figlia di sopravvissuti all'olocausto in Polonia. Ha frequentato la Princeton University, dove gli sono stati assegnati vari premi di scrittura creativa, e prima di cominciare a scrivere ha frequentato per un certo periodo la Mount Sinai School of Medicine. Nel 1999 si è spostato in Ucraina per fare ricerche sulla vita di suo nonno. Questo viaggio ha ispirato il suo romanzo d'esordio, intitolato Ogni cosa è illuminata, dal quale è stato tratto un film nel 2005. Anche dal suo secondo romanzo Molto forte, incredibilmente vicino è stato tratto un film che ha riscosso un notevole successo. Foer ha poi scritto Se niente importa, in cui descrive l'impatto ambientale degli allevamenti intensivi, le sofferenze patite dagli animali da macello e la sua decisione di diventare vegetariano. Nel novembre 2010 ha pubblicato Tree Of Codes, un'opera realizzata ritagliando parole di un libro già esistente (The street of crocodiles di bruno Schulz) e nel 2016 il suo nuovo romanzo Eccomi.
Trama
Molto forte, incredibilmente vicino è stato uno dei primi romanzi ad affrontare il tema degli attacchi terroristici dell'11 settembre. Il libro interseca sostanzialmente due storie che si alternano: quella di Oskar Schell un ragazzino di nove anni e dei suoi nonni paterni. Oskar ha un dolore incolmabile: ha perso il padre, Thomas, nell'attentato alle torri gemelle dell' 11 settembre 2001. Oskar è un ragazzo sveglio, creativito, fantasioso, sensibile e curioso. Frugando nel ripostiglio del padre, dentro ad un vaso trova una chiave con una scritta: Black. Si mette a cercare tutti i Black di New York per sapere a chi appartenga e cosa apra. Organizza i nomi in un elenco, divisi per quartieri e comincia a far visita ad ognuno di loro. Dopo ricerche ed incontri strani verrà a capo dell'apparente e banale mistero. Più complesso l'intreccio della storia dei nonni. Oskar vive con la madre Linda e la nonna paterna. Il nonno paterno non l'ha mai conosciuto così come Thomas non aveva mai conosciuto suo padre. La nonna di Oskar era emigrata in America dalla Germania poco dopo la fine della seconda guerra mondiale. Qualche mese dopo il suo arrivo, camminando per New York, aveva incontrato, per caso, il fidanzato della sorella Anna morta a Dresda in un bombardamento. L'uomo, distrutto da quella perdita, aveva smesso di parlare e comunicava solo scrivendo sui diari e mostrando i palmi delle mani su cui ha tatuato le parole "SI" e "NO". La donna gli chiede insistentemente di sposarla. Lui è riluttante ma acconsente stabilendo rigide regole di convivenza e delimitando con delle strisce sul pavimento gli spazi della casa ciascuno destinata ad una precisa funzione. Lei però desidera un bambino e alla fine rimane incinta ma fa di tutto per nasconderlo. Quando costretta dai tempi, glielo comunica, lui non regge e fugge. Solo decenni dopo, quando troverà tra l'elenco delle vittime delle torri il nome del figlio, si ripresenta alla porta della moglie. Lei è turbata ma non lo scaccia, lo costringe però a rimanere in incognito nell'appartamento, come "l'inquilino" e gli fa promettere di non farsi vedere e soprattutto di non farsi riconoscere dal nipote. I due però finiscono casualmente per incontrarsi. La vita è più spaventosa della morte" confesserà in incognito all'ignaro nipote davanti alla bara vuota del figlio, riesumata da entrambi di nascosto una notte, e che riempirà con le centinaia di lettere che gli aveva scritto e mai spedite.
Liberamente tratto dal web

sabato 23 febbraio 2019

Questa è l'acqua di David Foster Wallace



David Foster Wallace (1962 - 2008)
 
David Wallace nacque ad Ithaca (NY) da James Donald Wallace e di Sally Jean Foster. Nel 1985 si laureò all'Amherst College in letteratura inglese e filosofia, con una specializzazione in logica modale e matematica. La sua tesi sulla logica modale, intitolata Richard Taylor's 'Fatalism' and the Semantics of Physical Modality  fu premiata. Nel 1987 ottenne un Master of Fine Arts in scrittura creativa alla University of Arizona. Insegnò alla Illinois State University per gran parte degli anni novanta e nell'autunno del 2002 diventò professore di scrittura creativa e letteratura inglese al Pomona College, in California. Il suo romanzo d'esordio del 1987, La scopa del sistema, si ispira alla sua seconda tesi universitaria. La critica notò subito il talento di Wallace che, a soli venticinque anni, si distingueva per lo stile ironico, complesso e acuto. Nel 1989 uscì negli Stati Uniti La ragazza con i capelli starni, una raccolta di racconti che tocca temi tipici di Wallace e fu considerata un suo manifesto poetico e stilistico. Il secondo romanzo, Infinite Jest, del 1996 fece diventare Wallace un autore di culto internazionale. Il romanzo, considerato il capolavoro dello scrittore statunitense, descrive la complessità della società contemporanea: le difficoltà nei rapporti interpersonali, l'uso delle droghe, il ruolo sempre più importante del mondo dello spettacolo, dei media e dell'intrattenimento, l'esasperata competizione sociale raccontata attraverso il tennis, sport praticato a livelli agonistici dallo stesso autore.
David Wallace soffrì di depressione per oltre vent'anni e solo la cura a base di antidepressivi che seguiva gli permetteva di essere produttivo. Gli effetti collaterali dovuti ai farmaci che assumeva lo indussero, nel giugno 2007, ad interrompere la terapia a base di fenelzina. Wallace provò diverse cure alternative e infine tornò alla fenelzina, ma questa non gli faceva più effetto. Il 12 settembre 2008, a 46 anni, Wallace scrisse un messaggio di addio di due pagine, corresse parte del manoscritto di Il re pallido e si impiccò ad una trave di casa sua in California. Il corpo fu rinvenuto dalla moglie, Karen Green.
Nell'inverno del 1996 il giornalista di Rolling Stone David Lipsky fece un viaggio di cinque giorni insieme Foster Wallace per intervistarlo. L'intervista non sarà mai pubblicata e le cassette audio, dove raccontano le loro ambizioni e aspirazioni e la nascita di una breve ma intensa amicizia, finiranno in uno scantinato di Lipsky. I due non si incontreranno più e solamente dopo il suicidio di Wallace Lipsky deciderà di raccontare in un libro, Come diventare se stessi, quel viaggio e quell'amicizia. Dal libro è stato tratto il film del 2015 The End of the Tour - Un viaggio con David Foster Wallace.

Trama
 
Il 21 maggio 2005 David Foster Wallace tenne un discorso ai neolaureati del Kenyon College. Il titolo This is water deriva dalla storiella apologetica con cui si apre il discorso: Ci sono questi due giovani pesci che nuotano e incontrano un pesce più vecchio che nuota in senso contrario e fa loro un cenno, dicendo: «Salve ragazzi, com’è l’acqua?» e i due giovani pesci continuano a nuotare per un po’ e alla fine uno di loro guarda l’altro e fa: «Che diavolo è l’acqua?». Il senso della storiella è che le realtà più ovvie spesso sono anche le più difficili da vedere, proprio perché ci siamo immersi dalla nascita, come i pesci nell’acqua. Il resto del discorso è invece dedicato al ruolo dell’educazione e dell’istruzione, che hanno il compito di insegnarci a pensare: non come pensare ma a cosa pensare. Ci insegnano cioè a uscire da una modalità standard di ragionamento e a raggiungere la consapevolezza di ciò che è importante. I sei racconti di "Questa è l'acqua", scritti tra il 1984 e il 2005, offrono uno sguardo di insieme sulla straordinaria avventura artistica di Wallace, e una summa delle sue tematiche e dei diversi stili con cui le ha affrontate ed esaltate. La depressione, vivisezionata nelle sue spietate dinamiche nel doloroso e commovente "Il pianeta Trillafon in relazione alla Cosa Brutta"; la ricerca di una nuova maturità ed equilibrio nel discorso tenuto davanti agli studenti del Kenyon College, che dà il titolo alla raccolta; il sentimento amoroso in tutte le sue possibili declinazioni, tra goffaggine, tenerezza, crudeltà, nelle due novelle "Solomon Silverfish" e "Ordine e fluttuazione a Northampton"; l'adolescenza come stagione della vita in cui ricerca d'identità e perversione finiscono per coesistere, in "Altra matematica"; le nuove complessità del mondo globale e il crollo di ogni logica binaria, nel piccolo gioiello "Crollo del '69".
Liberamente tratto dal web
 
 

 

giovedì 20 dicembre 2018

Canale Mussolini di Antonio Pennacchi


Figlio di coloni provenienti da Umbria e Veneto e giunti nel Lazio per la bonifica dell'Agro Pontino Pennacchi è parte di una famiglia numerosa con sette figli. Si dedica alla politica sin da giovanissimo, iscrivendosi al MSI , ma ne viene presto espulso per contrasti con i vertici del partito. Dopo una lunga riflessione si avvicina al marxismo e partecipa alla contestazione del Sessantotto. Nel frattempo inizia a lavorare come operaio alla "Fulgorcavi" di Latina, dove rimarrà per oltre trent'anni. Alla fine degli anni '70 entra nel PSI e quindi nella CGIL, dalla quale viene espulso. Entra allora nella UIL, passa al PCI e di nuovo alla CGIL, da cui è espulso nuovamente nel 1983. Lascia quindi la politica e si laurea in lettere all'Università di Roma "La Sapienza" sfruttando un periodo di cassa integrazione. Inizia così l'attività di scrittore. Il suo romanzo di esordio, Mammut, riceve 55 rifiuti da 33 editori prima di essere pubblicato da Donzelli nel 1994. Nel 1995 esce Palude, dedicato alla sua città, e Una nuvola rossa (1998). Nel 2003 esce l'autobiografico Il fasciocomunista da cui è stato  tratto il film Mio fratello è figlio unico. La pellicola ha avuto un successo sorprendente al botteghino e ha vinto un premio speciale al festival di cannes, ma lo scrittore ha fortemente polemizzato con il regista perché nella seconda parte del film la trama del libro è stata stravolta. Dello stesso anno è la raccolta di saggi Viaggio per le città del Duce  e del 2005, invece, i saggi de L'autobus di Stalin. Nel giugno del 2006 esce la raccolta di racconti Shaw 150. Storie di fabbrica e dintorni. Pennacchi collabora alla rivista Limes. Dal 2007, l'autore è impegnato in un progetto che prevede la scrittura del romanzo Cronache da un pianeta abbandonato, attraverso la partecipazione e la collaborazione di autori sconosciuti. Nel 2008 è uscito il saggio Fascio e Martello, in cui descrive le città fondate nel periodo fascista in tutta Italia. Il 2 marzo 2010 è uscito Canale Mussolini. Il libro, definito dall'autore come "l'opera per la quale sono venuto al mondo", ha vinto numerosi premi. Nel 2012 si lancia in un nuovo progetto: Pianura Blu per il recupero dei canali di bonifica dell'Agro Pontino e per la creazione di una rete ciclonavigabile, con il sostegno della Sapienza Università di Roma e di diverse amministrazioni locali. Nel 2013 esce il suo primo romanzo di ambientazione fantastica, Storia di Karel. Nel 2015 esce Canale Mussolini, parte seconda.
Trama
Il titolo trae il nome dal principale canale di bonifica dell'Agro Pontino, chiamato all'epoca Canale Mussolini e oggi Canale delle Acque Alte. Il romanzo copre un arco temporale che va dagli anni dieci del Novecento alla Seconda Guerra Mondiale. Protagonista è la famiglia Peruzzi, contadini che vivono nella bassa Pianura Padana, dove coltivano terre prese in affitto o a mezzadria. Nel 1904 il nonno, capostipite della famiglia, assiste ad un comizio non autorizzato del  socialista Edmondo Rossoni e viene incarcerato insieme lui. I due presto diventano amici e il nonno aderisce al socialismo battezzando i figli coi nomi dei leader della sinistra dell'epoca. Nel primo dopoguerra la famiglia è coinvolta negli scontri fra squadristi e socialisti. Questi ultimi, per ritorsione contro i Peruzzi che non avevano voluto assumere alcuni braccianti, decidono di dar fuoco al loro pagliaio. I Peruzzi si vendicano sparando al maestro elementare del paese, capo del locale movimento socialista, ed incendiando la camera del lavoro di Codigoro. Alcuni dei Peruzzi parteciperanno anche alla marcia su Roma nel 1922 e, poco dopo, Pericle viene incaricato dal Partito, insieme ad altri due camerata, di picchiare un coraggioso sacerdote antifascista della vicina Comacchio. Nel frattempo la famiglia, che si va allargando con nuovi matrimoni e nuove nascite, prende a mezzadria i terreni dei conti Zorzi Vila. Quando però nel 1926 il governo di Mussolini, propone una nuova politica economica durissima, gli Zorzi Vila ne approfittano per sottrarre alle famiglie al loro servizio tutti i loro averi. La sciagura colpisce anche i Peruzzi, i quali decidono di mandare una loro delegazione a Roma: contano di ricevere il sostegno del governo per il loro passato da squadristi. Incontrano proprio il Rossoni, che nel frattempo ha aderito al fascismo diventando sottosegretario il quale fa capire loro che non può far nulla contro gli Zorzi Vila ma può affidare ai Peruzzi un podere tutto loro nelle Paludi Pontine che il regime sta iniziando a bonificare. I Peruzzi accettano e partono per il Lazio. Vengono insediati nei poderi 516 e 517 dell'Opera Nazionale Combattenti, alla sinistra del "Canale Mussolini", il principale canale della bonifica. Nel dicembre del 1932 assistono all'inaugurazione della nuova città di  Littoria. La vita dei coloni nella nuova terra però è piena di difficoltà: i lavori di bonifica non riescono a sterminare la zanzara anofele e la malaria continua a colpire. Gli abitanti del luogo poco gradiscono i nuovi arrivati che ribattezzano cispadani cioè invasori (i coloni reagiscono chiamando i locali marocchini) e non mancano scontri e vendette reciproche. Nel frattempo la coltivazione della fertile terra dei Peruzzi permette loro di risollevarsi economicamente. La famiglia partecipa attivamente alla vita rurale dei coloni con i suoi riti: i filò fra vicini di poderi e la Messa ogni domenica nelle chiese che vengono affidate ai preti veneti perché i sacerdoti della locale diocesi non riescono a comprendere il dialetto dei cispadani. Nel 1935 Adelchi partecipa alla guerra di Etiopia e con lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale diversi giovani dei Peruzzi vengono mandati al fronte. In Africa Orientale Pericle muore ma il suo corpo non verrà mai ritrovato. Sua moglie, Armida inizia una relazione incestuosa con il nipote Paride. Rimane incinta di un bambino e i Peruzzi per la vergogna la cacciano di casa. Per via della guerra e della gravidanza però le concedono momentaneamente di restare. Nell'inverno del 1944 gli Alleati, nel tentativo di sfondare la linea Gustav, sbarcano ad Anzio e iniziano una lunghissima battaglia con i tedesch. Per ritardare l'avanzata alleata vengono sabotate le opere di bonifica e la battaglia si combatte anche sul Canale Mussolini. I coloni, Peruzzi compresi, credendo che gli americani vogliano togliere loro i poderi e per lealtà verso il duce, decidono di sostenere i tedeschi e i repubblichini, arrivando a sparare fucilate contro le pattuglie alleate. Poi quando la linea del fronte si stabilizza a poca distanza dai loro poderi sono costretti dallo stesso comando tedesco ad abbandonare le case e a rifugiarsi sui Monti Lepini. Le comuni difficoltà della guerra aiutano cispadani e marocchini a superare le reciproche diffidenze. L'Agro Pontino viene infine liberato a maggio del 1944. Gli americani si rivelano benigni e grazie al DDT estirpano la zanzara anofele dalla regione. I Peruzzi ritornano nei loro poderi distrutti e iniziano la ricostruzione, più forti e tenaci anche nella sciagura.
Liberamente tratto dal web