martedì 28 maggio 2019

Anonimo Veneziano di Giuseppe Berto


Giuseppe Berto nasce a Mogliano Veneto il 27 dicembre 1914, secondo di cinque figli, da un maresciallo dei carabinieri, che per amore della moglie aveva lasciato l’Arma per aprire un negozio di ombrelli e cappelli. Frequenta il ginnasio nel locale collegio dei Salesiani e il liceo a Treviso, ma per lo scarso impegno e gli scarsi risultati il padre lo minaccia di non mantenerlo all’università. Per questo si arruola nell’esercito e contemporaneamente si iscrive alla Facoltà di Lettere dell’Università di Padova. Ben presto parte volontario per l’Africa Orientale, partecipando alla guerra di Abissinia, nel 1935, e combattendo come sottotenente in un battaglione di truppe di colore si guadagna un paio di medaglie al Valore Militare e qualche ferita. Tornato in patria, nel 1939, riprende gli studi e si laurea abbastanza in fretta “anche per la benevolenza di certi esaminatori che gradivano il fatto che si presentava agli esami in divisa, ostentando le decorazioni al Valore Militare”, come lui stesso racconta nel “Male oscuro”. Dopo la laurea insegna, prima Latino e Storia in un Istituto Magistrale, poi Italiano e Storia in un Istituto Tecnico per Geometri, ma ben presto lascia l'insegnamento e si arruola nella Milizia volontaria per la Sicurezza Nazionale. Inviato a combattere in Africa Settentrionale, dopo essere stato incorporato nel 6° Battaglione Camicie Nere "M", i fedelissimi di Mussolini, cade prigioniero il 13 maggio 1943 degli americani. E’ proprio durante la prigionia nel campo di internati in Texas che Berto inizia a scrivere. Ha come compagni di prigionia Dante Troisi, Gaetano Tumiati e Alberto Burri, che lo incoraggiano a scrivere nella rivista "Argomenti". Lì compone “Le opere di Dio” e “Il cielo è rosso”, poi nel 1951 “Il brigante”. Trasferitosi a Roma, comincia a lavorare per il cinema: in questo periodo escono nel 1955 “Guerra in camicia nera” e nel 1963 il volume di racconti “Un po’ di successo”. Nel 1958 Berto cade in una grave forma di nevrosi, ne uscirà dopo tre anni di analisi quando compone “Il male oscuro”, che vince contemporaneamente nel 1964 il Premio Viareggio e il Premio Campiello. Si aggiungono poi il dramma “L’uomo e la sua morte” (1963), “La Fantarca” (1964), e il romanzo “La cosa buffa” (1966). Nel 1971 scrive il pamphlet “Modesta proposta per prevenire” e il lavoro teatrale “Anonimo Veneziano”, ripubblicato come romanzo nel 1976. Con la favola ecologica “Oh, Serafina!” vince nel 1974 il Premio Bancarella. Dal dramma “La passione secondo noi stessi”, Berto matura l’idea portante del suo ultimo libro “La gloria” del 1978. Si spegne a Roma il 1 novembre 1978. E’ sepolto a Capo Vaticano.

Trama
Il libro è ambientato in una Venezia invernale e narra la storia di un musicista afflitto da una malattia incurabile che decide di rivedere la donna che ha amato in passato e che ancora pensa di amare. I due protagonisti si perdono e si ritrovano come dei maturi Romeo e Giulietta attratti l’uno dall’altro in gioventù, senza poi riuscire a trasformare questo amore passionale in un amore più adulto. Entrambi con un animo ardente e imprevedibile, si sono amati di un amore carnale e disperato, litigioso, infedele, almeno da parte dell’uomo. Si sono sposati perché lei era incinta e si sono separati perché a un certo punto sempre lei non riusciva più a sopportare le sregolatezze dell’uomo, il suo scialacquare un limpido talento di musicista. Vagando come anime perdute in una triste e malinconica città lagunare ricordano i bei tempi passati, mentre la città fa da testimone ai loro bisticci, alle loro piccole crudeltà reciproche, al loro amarsi ancora nonostante tutto. Il libro è nato quasi per caso da un suggerimento di Enrico Maria Salerno, che da un proprio soggetto voleva trarre il suo primo film. Giuseppe Berto si impegnò a scriverne i dialoghi e si appassionò tanto da lavorarci su per mesi e anni, fino a trasformarli in un fortunato testo teatrale prima e poi in uno straordinario romanzo breve che conquistò i suoi lettori.
liberamente tratto dal web


Nessun commento:

Posta un commento

Dite la vostra ...