Nino Haratischwili è nata a Tbilisi nel 1983 e attualmente vive in modo molto riservato ad Amburgo con la sua famiglia. Ha iniziato a imparare il tedesco da giovane, durante la scuola. In quegli anni frequentava un gruppo teatrale dove molti insegnanti erano di madrelingua tedesca e fu incoraggiata a scrivere una opera teatrale in tedesco. Per sfuggire al caos che seguì il crollo dell’Unione Sovietica, all’inizio degli anni ‘90 si è trasferita per due anni con sua madre in Germania, dove ha frequentato le classi settima e ottava. Tornata in Georgia con la sua famiglia ha studiato regia alla State School for Film and Theatre di Tbilisi, dove dal 1998 al 2003 ha diretto la compagnia bilingue georgiano-tedesco Fliedertheater. Dal 2003 al 2007 ha studiato all'Accademia teatrale di Amburgo. Ha diretto numerose rappresentazioni teatrali e nel 2010 ha esordito nella narrativa con il romanzo Juja. Nel 2011 ha pubblicato Il mio dolce gemello e nel 2014 (2020 in Italia) L'ottava vita (per Brilka), che ha vinto numerosi premi. Nel nel 2018 (2024 in Italia) ha pubblicato La gatta e il generale, nel 2022 La luce che manca e alla fine del 2025 Cuori di leone. Scrive in tedesco, lingua nella quale afferma di sentirsi a casa.
Trama
Alla fine del
secolo scorso in Georgia, come nelle altre repubbliche sovietiche, si levano voci
che invocano l’indipendenza. In un periodo di grandi disordini, che per il
piccolo stato culmina nel caos assoluto, quattro ragazze crescono in uno dei
tanti cortili del quartiere più vivace di Tbilisi. Le loro famiglie
appartengono a ceti diversi, ma niente sembra scalfire la loro amicizia: né il
primo amore tenuto segreto, né gli scontri sanguinosi per le strade o la guerra
al confine, né la corruzione e la violenza che divorano il paese, e neppure il
razionamento del cibo o la continua mancanza di corrente. Qeto, Dina, Nene e
Ira sono sulla soglia della vita, all’inizio di un legame che da loro
pretenderà tantissimo. Sono e resteranno inseparabili, fino a quando un
tradimento non le avvolgerà in un’ombra cupa. Vent’anni dopo, ormai adulte, in
tre si ritrovano a Bruxelles in occasione della retrospettiva fotografica di
una di loro. Immagine dopo immagine, in quel mondo in bianco e nero le tre
sopravvissute ripercorrono un tempo che non c’è più, una storia privata che è
anche la storia della rivoluzione seguita al crollo dell’Unione Sovietica.
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